[11/12/2007] Comunicati

Affari, commercio e clima, Bali entra nel vivo del problema

LIVORNO. Nel summit di Bali sono emersi con evidenza i diversi punti di vista sul miglior modo di fare affari e limitare il cambiamento climatico. «Pensiamo di lavorare con le agenzie internazionali per studiare più profondamente il modo con il quale il commercio internazionale potrà apportare un contributo positivo al problema dei cambiamenti climatici» ha detto il ministro indonesiano del commercio Mari Elka Pangestu in conclusione del dialogo informale di due giorni tra ministri del commercio ed organizzazioni internazionali.

A Bali i ministri del commercio di tutto il mondo hanno formulato alcune raccomandazioni per contribuire al dibattito su economia e global warming, mettendo l’accento sulla necessita, all’interno di azioni multilaterali, di rispettare i principi delle responsabilità distinte, delle capacità di ognuno, della non discriminazione, della trasparenza e dei trattamenti speciali, che vanno applicati sia al cambiamento climatico sia al commercio. I ministri hanno discusso di tre questioni principali: commercio e cambiamento climatico; meccanismi e strumenti politici per i cambiamenti climatici e lo sviluppo sostenibile; obiettivi commerciali e climatici comuni. Hanno anche affrontato i temi dello sviluppo e l’eradicazione della povertà, del trasferimento delle tecnologie, del Meccanismo di sviluppo pulito, delle norme e dei marchi di qualità dei prodotti e dei finanziamenti per la razionalizzazione energetica.

Un lavoro che probabilmente sarà utile alla ventina di ministri delle finanze che si riuniscono oggi a Bali per discutere dei costi della lotta contro il climate change e delle maniere per risolvere il problema. La riunione ha il compito di preparare la strada per un accordo tra i Paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo per un obiettivo comune sul problema finanziario riguardante il contrasto al riscaldamento climatico, conducendo allo stesso tempo politiche più appropriate per lo sviluppo sostenibile.

La cosa potrebbe essere facilitata dalla decisione annunciata sempre a Bali dall’Earth Fund di costituire un fondo per facilitare l´innovazione ambientale basata sul mercato nei Paesi in via di sviluppo. Il fondo è stato lanciato dal Fondo mondiale per l’ambiente (Gef) e dalla International Finance Corporation (Ifc), una branca della Banca mondiale dedicata al settore privato, che verseranno rispettivamente 50 e 10 milioni di dollari, che dovranno raggiungere i 200 milioni di dollari con contributi provenienti da settore privato, fondazioni, Ong ed altre agenzie per lo sviluppo.

La presidente del Gef Monique Barbut ha spiegato che « Per noi del Gef, un obiettivo chiave è quello di sostenere le soluzioni innovative per l´ambiente nei Paesi in via di sviluppo. 50 milioni di dollari sono stati messi in conto dall’Earth Fund, perché sono convinta che i settori privati e pubblici possono insieme giocare un ruolo insostituibile per risolvere le cause del degrado ambientale». Anche il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon, in una riunione preparatoria su “I cambiamenti climatici, la crescita ecologica e lo sviluppo inclusivo” che si é tenuta a Bangkok, ha ribadito il principio delle «responsabilità comuni ma differenti», tanto caro a cinesi ed asiatici, secondo il quale la necessità di combattere il global warming è una responsabilità comune, ma sono i Paesi industrializzati che devono condurre il combattimento r impegnarsi a rispettare gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra.

Ma Ban Ki-moon (Nella foto) aggiunge che «anche i Paesi in via di sviluppo devono ugualmente impegnarsi di più nella lotta contro questa minaccia. I Paesi sviluppati hanno certo delle responsabilità, ma questo non significa che i Paesi in via di sviluppo non devono far niente, i problemi generati dal cambiamento climatico hanno effetti sull’insieme del pianeta. I Paesi sviluppati devono aiutare quelli in via di sviluppo apportando dei fondi e migliorando il trasferimento delle tecnologie, in particolare per l’approvvigionamento di energia e l’adattamento».

Infine, anche il sottosegretario all’Ambiente italiano Gianni Piatti ha voluto mandare un messaggio di speranza: «Guardiamo alle prossime ore con ottimismo e con grandi speranze. Il fatto che in questi anni è molto cresciuta nell’opinione pubblica mondiale una forte sensibilità verso la questione climatica, rappresenta oggi una sollecitazione per tutti i Paesi partecipanti ad impegnarsi nel raggiungimento di sintesi operative. Sarebbe del tutto irresponsabile da parte dei partecipanti, non tenere in considerazione questa rinnovata consapevolezza popolare che a livello mondiale chiede di fare presto e bene».

«C’è un bel clima qui a Bali – racconta il sottosegretario - anche perché nei blocchi noti, come gli Stati Uniti, si intravedono delle crepe. Infatti proprio la delegazione statunitense è stata accompagnata qui a Bali dalla decisione con cui il proprio Senato impegnava il Paese a darsi degli obiettivi di riduzione dei gas serra molto più impegnativi e questa volta vincolanti. Atteso nelle prossime ore l’intervento di Al Gore su questi aspetti. Confidiamo dunque – conclude Piatti - nella possibilità concreta che si possa stabilire un calendario il più ravvicinato possibile e che sia caratterizzato da obiettivi stringenti e in continuità con l’azione di Kyoto».

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