[10/12/2007] Comunicati

Consegnato all´Ipcc e ad Al Gore il nobel per la pace

LIVORNO. Il premio Nobel per la Pace è stato consegnato ufficialmente oggi a Oslo all´ex vice presidente americano Al Gore e al Gruppo intergovernativo di esperti sull´evoluzione del clima dell´Onu (Ipcc) per il loro impegno in favore dell´ambiente. La cerimonia si e´ svolta a Oslo.
Gore e lo scienziato indiano Rajendra Pachauri, presidente dell´Ipcc, hanno ricevuto una medaglia d´oro, il diploma Nobel e un assegno di circa 1,1 milioni di euro dalle mani del presidente del comitato Nobel Ole Mjoes che ha ammesso che «il comitato Nobel norvegese alza raramente il tono. Il nostro stile è di solito sobrio, ma era da molto tempo che non era investito da questioni così fondamentali come quest´anno».

Molto atteso il discorso dell’ex vicepresidente americano, che ha ricordato che «gli Stati Uniti e la Cina, sono i due più grossi produttori di anidride carbonica del mondo e devono ridurre le loro emissioni se non vogliono danneggiare gli sforzi internazionali contro i cambiamenti climatici.
La riuscita della lotta contro il riscaldamento globale «sarà influenzata in modo decisivo - ha detto Gore - da due nazioni che oggi non fanno abbastanza: Stati Uniti e Cina». L´ex vice presidente americano è stato insignito del premio insieme al Gruppo intergovernativo di esperti sull´evoluzione del clima dell´Onu (Ipcc) per il loro impegno in favore dell´ambiente.
«A Gore e a tutto l’Ipcc vanno i nostri migliori auguri perchè questo premio, che riconosce il loro impegno nella lotta ai mutamenti climatici e l’urgenza di vedere tutti il Paesi del mondo impegnati nella riduzione delle emissioni di anidride carbonica, possa convincere anche Stati Uniti e Cina a fare la loro parte».
Così il neo eletto presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza commenta la consegna a Oslo del premio Nobel per la pace 2007 all’ex vicepresidente degli Stati Uniti, Al Gore e all’Ipcc, la Commissione di esperti Onu sul clima.
«Oggi da Oslo – continua Cogliati Dezza - arriva ancora più forte l’appello ai Paesi più inquinatori perché riducano le loro emissioni e non vanifichino gli sforzi compiuti da tutti gli altri, abbandonando quella linea politica che continua a difendere le lobby del petrolio a partire da Cina e Stati Uniti. L’Italia, dal canto suo, deve iniziare a fare più fatti perché anche le più recenti stime ci mostrano ancora un Paese che non accorcia le distanze dagli obiettivi di Kyoto ma anzi, le raddoppia, portando il divario con il target stabilito a quasi il 19%».

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