[10/12/2007] Comunicati

Cambiamenti climatici e conflitti prossimi venturi

LIVORNO. La lotta contro il cambiamento climatico sarà il tema principale della politica per la pace del ventunesimo secolo. E’ quanto emerge dal nuovo rapporto “World in Transition – Climate Change as a Security Risk “ presentato oggi dall’Unep a Bali che conclude che «se il problema del cambiamento climatico non è controllato, è suscettibile di aggravare vecchie tensioni e di scatenarne nuove in alcune parti del mondo che potrebbero precipitare nella violenza, il conflitto e la guerra».

Le zone a rischio accresciuto sono soprattutto il nord e il sud dell’Africa, ma anche la regione del Sahel ed il Mediterraneo. Gli altri punti caldi potenziali sono: Asia centrale, India, Pakistan. Bangladesh, Cina, alcune zone dei Carabi e del Golfo del Messico, le regioni andine ed amazzoniche.

Il rapporto, stilato da ricercatori tedeschi e svizzeri, chiede ai Paesi riuniti a Bali per la conferenza sui cambiamenti climatici di adottare riduzioni di CO2 profonde e decisive, come di sostenere l’adattamento o «la protezione contro il clima». Altrimenti i cambiamenti climatici e gli eventi estremi, come l’impatto della fusione dei ghiacci, la siccità nei grandi sistemi forestali e la crescita dei rifugiati climatici, rischia di oltrepassare la capacità di governarli in numerosi Paesi.

Il rapporto suggerisce quattro «Costellazioni di conflitti causati dal clima»: degrado delle acque dolci; declino della produzione alimentare; aumento di tempeste e inondazioni; migrazioni per cause ambientali.

Il rapporto definisce anche la nozione di Stati e società vulnerabili: «Quelli che sono suscettibili di essere in transizione politica e che sono ad un livello basso di attività economica, sovente con una grande popolazione o forte densità di popolazione».

Per il nord Africa i rischi vengono dalla crisi politica e dalla pressione migratoria che si intensificheranno in seguito alla crescente interazione tra siccità penuria d’acqua, forte crescita demografica, abbassamento del potenziale agricolo e bassa capacità politica di risolvere i problemi.

Nel Paesi del Sahel il cambiamento climatico causerà stress ambientali e crisi sociali supplementari per colpa di siccità cattivi raccolti, mancanza d’acqua, in una regione con Stati deboli come la Somalia e il Ciad, dove sono in corso guerre civili (Sudan, Niger) grandi movimenti di rifugiati (Sudan e Somalia).

In Africa australe I cambiamenti climatici potranno indebolire sensibilmente il potenziale economico, di alcuni dei Paesi più poveri del mondo ed aggravare le condizioni di salute e sicurezza umana ben oltre le capacità di reazione degli Stati della regione.

In Asia centrale, il riscaldamento ed il rapido ritirarsi dei ghiacciai esacerberanno i problemi per acqua, agricoltura e distribuzione delle risorse in un’area già in crisi politica e sociale, con una guerra civile in corso in Tagikistan e conflitti per l’accesso all’acqua ed alle risorse energetiche.

In India, Pakistan e Bangladesh il rischio viene dallo scioglimenti dei ghiacciai dell’Himalaya che netterà in pericolo l’approvvigionamento idrico di milioni di persone, mentre il mutamento dei monsoni annuali avrà una incidenza sull’agricoltura e sull’innalzamento dei livelli del mare e I cicloni minacceranno sempre di più il popoloso golfo del Bengala. Una dinamica che aumenterà i potenziali rischi di conflitto in una regione che già vede scontri armati alla frontiera indo-pakistana, caratterizzata da governi instabili ed autoritari (Bangladesh e Pakistan) e dall’integralismo islamico dilagante.

In Cina il cambiamento climatico intensificherà gli stress ambientali già in atto, causando un aumento delle ondate di calore e siccità che aggraveranno la penuria d’acqua e la siccità in vaste aree del Paese. Le coste est della Cina saranno sempre più minacciate dall’innalzamento dei mari, con forti impatti su popolazione ed economia. Le capacità di governare I fenomeni potrebbero richiedere più risorse di quanto permetta la pur rapidissima crescita economica e la modernizzazione, con crisi ambientali e sociali di difficile soluzione anche per un regime dittatoriale.

Nei Caraibi e nel Golfo del Messico la maggior frequenza e intensità degli uragani potrebbe superare le capacità economiche e politiche della regione, soprattutto in America centrale.

Nelle Ande l’arretramento dei ghiacciai aggraverà i problemi dell’acqua, anche in Amazonia dove la diminuzione e l’impoverimento della foresta pluviale, potrebbe modificare radicalmente l’ambiente naturale dell’intero sud america, con incalcolabili conseguenza economiche e sociali.


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