[07/12/2007] Urbanistica

La Cassazione: l´autorizzazione paesaggistica evita il fatto compiuto

LIVORNO. L’autorizzazione paesaggistica è uno strumento di tutela del paesaggio perché assicura alla pubblica amministrazione la valutazione preventiva dell’impatto di una costruzione evitando che essa si ritrovi di fronte al fatto compiuto. Lo afferma la Corte di Cassazione con sentenza dell’ottobre scorso in riferimento a un manufatto realizzato in zona sottoposto a vincolo paesaggistico.

Sotto accusa un manufatto in blocchi di lapilcemento a triplice elevazione, perché costruito in assenza di apposito permesso e di autorizzazione necessaria per costruire in zona sottoposta a vincolo paesaggistico. Dunque un’opera abusiva, non suscettibile di sanatoria e in una zona vincolata.

E ciò per la Corte, non è sicuramente irrilevante, sia da un punto di vista giuridico, sia da un punto di vista ambientale: l’opera è infatti astrattamente idonea a compromettere l’ambiente, lo minaccia e mette in pericolo il paesaggio.

Del resto nelle zone dove vige il vincolo paesaggistico, è inibita per legge ogni modificazione dell’assetto del territorio in assenza dell’autorizzazione: non è possibile eseguire lavori di qualsiasi genere e non soltanto quelli edili.

Dunque, il legislatore – almeno in teoria - imponendo la necessità dell’autorizzazione, ha voluto assicurare una immediata informazione e una preventiva valutazione dell’impatto sul paesaggio nel caso di interventi (consistenti in opere edilizie ovvero in altre attività antropiche) intrinsecamente capaci di comportare modificazioni ambientali e paesaggistiche.
La norma è rivolta infatti a tutelare sia l’ambiente sia l’interesse della amministrazione a che venga posta in condizioni di esercitare efficacemente e tempestivamente detta funzione. Ecco che la salvaguardia del bene ambientale viene anticipata mediante la previsione di adempimenti formali finalizzati alla protezione finale del bene sostanziale ed anche a tali adempienti è attribuita tutela penale.

Nella realtà italiana non sono rari però, i casi in cui si costruisce senza autorizzazione non solo paesaggistica ma anche edilizia, non sono rari cioè, i casi in cui l’attività costruttiva arriva prima del permesso a costruire e la conferma della legittimità dell’opera arriva dopo attraverso la sanatoria. Conferma di ciò ne abbiamo dalle numerose sentenze dove c’è chi accusa qualcuno di non avere rispettato la legge, c’è chi si difende e l’oggetto del ricorso continua a esistere. Uno “spreco” del territorio che porta con se uno spreco economico: spese per la costruzione, spese per i ricorsi, spese per le sanzioni e spese per la eventuale demolizione.

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