[06/12/2007] Comunicati

Il mondo è fritto, buono e pulito... all’olio di palma

LIVORNO. A Greenpeace i biocarburanti non piacciono molto, ma l’olio di palma indonesiano gli sta proprio sullo stomaco, per questo ha messo insieme un rapporto intitolato “Come ti friggo il Clima” dove svela che «compagnie come Unilever, Nestlè e Procter&Gamble stanno, con le loro attività per la produzione di olio di palma, distruggendo le torbiere indonesiane per soddisfare la crescente domanda di olio palma nei settori dell’agroalimentare, della cosmesi e dei biocarburanti».

Le torbiere Indonesiane, sono uno degli ambienti umidi più preziosi e delicati del mondo e rappresentano anche uno dei pozzi di carbonio più ricchi del pianeta, ma secondo Chiara Campione, responsabile della campagna foreste di Greenpeace «vengono distrutte tagliando a raso gli alberi di valore commerciale, drenando il terreno attraverso la costruzione di canali e dando fuoco a tutto ciò che resta. In questo modo le torbiere restituiscono quanto assimilato nel corso di secoli sottoforma di gas serra nell’atmosfera regalandoci uno dei più insensati ed altrettanto evitabili contributi al riscaldamento globale. Le nostre ricerche sul campo dimostrano che per produrre cibo, biocarburanti e detersivi. un piccolo ma potente gruppo di multinazionali sta devastando e bruciando le torbiere indonesiane mandando il nostro clima a farsi friggere».

Le torbiere vengono cancellate per far spazio alle coltivazioni di palma da olio che secondo gli ambientalisti non finisce solo nelle centrali a biomasse come quella che si vorrebbe realizzare a Piombino, ma anche in prodotti che consumiamo quotidianamente, magari attratti dalle pubblicità che ne esaltano la “naturalita” e l’innocenza: «rifornisce le filiere produttive che stanno dietro marche molto note come la margarina Flora, KitKat o Pringles». Il rapporto di Greenpeace mette sotto accusa anche la multinazionale dolciaria italiana Ferrero e Merloni Progetti «di chiudere irresponsabilmente gli occhi di fronte alla distruzione delle torbiere in nome di olio vegetale a poco prezzo».

Greenpeace chiede l’inclusione formale tra gli obiettivi del mandato del protocollo di Kyoto del Tropical Deforestation Emission Reduction Mechanism (Tderm) un sistema per la riduzione delle emissioni provenienti dalla deforestazione. «Questo meccanismo – spiegano gli ambientalisti - combinerebbe opportunità di mercato e finanziamenti di politiche pubbliche dirette ai paesi più a rischio di deforestazione. Il Tderm, infatti, permetterà ai paesi industrializzati di rispettare una percentuale degli obblighi totali di riduzione di emissioni attraverso l’acquisizione delle cosiddette “Unità di riduzione di emissioni da deforestazione tropicale (Tderu). In cambio – conclude Greenpeace - i paesi in via di sviluppo che decideranno di accedere al meccanismo di finanziamento dovranno garantire riduzioni permanenti delle emissioni e misure a tutela della biodiversità ponendosi l’obbiettivo di dimezzare le emissioni causate dalla deforestazione tropicale in un periodo di 10 anni».

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