[05/12/2007] Urbanistica

Il futuro di Pisa: colate di cemento o urbanistica sostenibile?

LIVORNO. In un convegno organizzato a Pisa da Progetto Rebeldìa e Legambiente, emerge un quadro relativo alla trasformazione urbanistica della città della torre pendente niente affatto incoraggiante.
Sulla città si starebbe infatti per abbattere una vera e propria colata di cemento, che ne potrebbe cambiare radicalmente il volto e non in meglio. La tendenza che sembra emerge infatti, è quella di aggiungere nuove volumetrie, senza tenere in conto criteri di sostenibilità ambientale e sociale e senza nessuna previsione delle necessarie infrastrutture, che verrebbero ad essere necessarie.
Queste trasformazioni riguarderebbero in particolare due aree della città: tra Cisanello e Ospedaletto (dove sono previste le nuove sedi della provincia e dell’ospedale, gli uffici della Regione, Parco delle torri, Piazza Terzo Millennio) e tra Marina di Pisa e Calambrone (Porto di Boccadarno ed ex-colonie di Calambrone, dove risiederanno circa 2000 nuovi abitanti).
Quello che non convince gli ambientalisti pisani è poi la destinazione d’uso prevista sia per le vecchie sia per le nuove aree edificate e il rapporto che ne consegue tra aree pubbliche e aree private. Troppe sarebbero infatti le quote riservate alla ricettività di alto livello (alberghi a 4 e 5 stelle), e alle residenze di lusso (Porto di Boccadarno, Calambrone, vecchie Caserme, Santa Chiara, Parco delle Torri, Piazza del Terzo Millennio), mentre l’edilizia convenzionata, sarebbe relegata nell’area (squalificata) di fronte all´unica fabbrica presente in città, la Saint-Gobain. Ciò comporterebbe una spinta ancora più forte verso i comuni limitrofi, con un consumo di territorio sempre in crescita ed un aggravio dei problemi di mobilità e inquinamento.
L’altro punto di criticità segnalato dagli ambientalisti è il fatto che le aree pubbliche verrebbero cedute ai privati in maniera troppo sbilanciata: per il futuro dell’ex ospedale di Santa Chiara , ad esempio, si prevede che su una superfice di quasi 118 mila metriquadri, solo il 30% sarà destinato ad uso pubblico, il 10% sarà in concessione, il 60% a uso residenziale di lusso, oltre ad un albergo nell’attuale clinica chirurgica.
E non convince Rebeldìa e Legambiente, la motivazione addotta dal sindaco di Pisa, Paolo Fontanelli, che ha riconosciuto che è «la redditività dell’intervento», che spinge a vendere le vecchie strutture anche in funzione speculativa per realizzare le risorse per le nuove costruzioni.
«Il paradosso - scrivono nella nota gli ambientalisti - è che dai dati ad oggi disponibili, questo pareggio di bilancio è fittizio e le nuove opere costeranno più del ricavato ottenuto dalla vendita delle strutture esistenti: ad esempio dalla vendita delle vecchie caserme si ricaveranno circa 60 milioni di euro mentre il costo della nuova sarà di circa 70 milioni».

Un ulteriore elemento di preoccupazione degli ambientalisti riguarda le modalità con cui sono state approvate queste operazioni. «Dopo il lungo dibattito sul piano regolatore della città - dicono infatti - le destinazioni di questi spazi sono state significativamente modificate con varianti ai progetti approvate senza alcun dibattito pubblico».

Sulle previsioni urbanistiche l’assessore all’ambiente Paolo Ghezzi non si pronuncia, ma sulla sostenibilità ambientale preannuncia che nel nuovo regolamento urbanistico al quale stanno lavorando e che potrebbe essere vigente già dalla prossima primavera, si prevedono sia interventi riguardo l’edilizia sostenibile sia sul risparmio energetico.

«Oltre naturalmente agli obblighi di legge previsti per il 2010, il regolamento prevede anche l’individuazione di un coefficiente di sostenibilità che dovrà verificare se il progettista ha rispettato tutte le prescrizioni, che andranno dal riscaldamento centralizzato, ai pannelli solari, al recupero dell’acqua piovana per l’irrigazione dei giardini ecc, e se vi sono elementi in più di sostenibilità nella costruzione dell’edificio o nella sua ristrutturazione. Si costruirà un indice da 1 a 5, e per ogni punto in più vi sarà un corrispondente sconto sugli oneri di urbanizzazione secondaria. Il fatto che il comune rinunci a introiti economici a fronte di una maggiore sostenibilità di ciò che sarà fatto sul territorio, mi sembra una chiara indicazione di dove vogliamo andare».

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