[05/12/2007] Comunicati

E se gli ambientalisti avessero torto?

ROMA. Legambiente affronta la vigilia del suo settimo congresso nazionale con la domanda più scomoda: «E se avessimo preso un abbaglio? Se la nostra prospettiva sui mutamenti climatici, la politica energetica, l’inquinamento atmosferico e la mobilità fosse sbagliata?» ed oggi si si sottopone a tre serrati faccia a faccia sui temi più attuali e controversi, nell’auditorium dell’Ara Pacis a Roma, il confronto è con tre dei maggiori critici dell’ambientalismo “del no”: Chicco Testa, già presidente proprio di quella cha allora si chiamava Lega per l’Ambiente ed oggi presidente del comitato organizzatore del World Energy Congress Roma 2007, Sergio Chiamparino, il sindaco di Torino che con gli ambientalisti litiga praticamente su tutto, ad iniziare dalla Tav della Val di Susa, ed Edoardo Boncinelli, professore di biologia e genetica all’università Vita-Salute di Milano.

A rappresentare le ragioni degli ambientalisti, che respingono l’immagine di nemici della modernità che gli si vuole affibbiare, c’è un pezzo da novanta della moderna politica ambientale mondiale: Wolfgang Sachs, direttore di ricerca al Wuppertal Institute for Climate, Environment and Energy, gli altri “duellanti” che aiutano Legambiente nei serrati botta e risposta sono: Anna Donati, presidente della commissione lavori pubblici del Senato, Antonio Ferrentino, il presidente No-Tav della comunità montana della bassa Valle di Susa, e un nome ben noto ai lettori di Greenreport:Marcello Buratti, professore di genetica all’università di Firenze. Testa, Sachs e Francesco Ferrante si confronteranno sul tema “Energie dell´altro secolo: è possibile (e auspicabile) un futuro senza petrolio, carbone, nucleare?”; Chiamparino, Donati e della Seta su “Attenti al nimby: le grandi opere come totem della modernità”; Boncinelli, Buiatti ed Ermete Realacci discutono di “Etica, responsabilità, progresso: tra il principio di precauzione e la libertà della scienza”.

Legambiente, che da sempre cerca di liberare l’immagine dell’ambientalismo italiano da quella caricaturale (anche se non sempre) del rifiuto sempre e comunque e dal localismo, spera in un confronto costruttivo, ma non si tira indietro se il duello é all’ultimo sangue. «Certo l’auspicio è quello di riuscire a passare dalle reciproche scomuniche a un dialogo vero – dice il presidente nazionale di Legambiente Roberto Della Seta - un dibattito in cui le parti si mostrino capaci di ascoltare ognuna le ragioni dell’altra, e magari provare a capirle. Nell’intento di trovare la via di un futuro migliore, che sappia coniugare produzione e sviluppo, innovazione e qualità. Ma anche per tracciare il percorso di un ambientalismo moderno e vincente: aperto, solidale, non integralista e soprattutto capace di suscitare nuove passioni di impegno sociale e civile».

«Per un numero crescente di persone – commenta Della Seta - quella che è stata a lungo l’utopia ecologista, riconvertire l’economia e la società a un rapporto non distruttivo con l’ambiente, è diventata il simbolo di un’idea di benessere più moderna e completa, che non trascura i bisogni materiali ma abbraccia anche l’etica, la qualità del vivere, la ricchezza delle relazioni sociali, il rifiuto della guerra e della violenza. L’ambientalismo deve conquistare ora l’agenda della politica e pesarvi sempre di più. E’ un obiettivo molto ambizioso e difficile, che impone di trasformare la convinzione razionale della necessità di uno sviluppo sostenibile nella desiderabilità individuale e sociale delle scelte proposte».

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