[05/12/2007] Acqua

Le foreste toscane soffrono di più il cambiamento climatico

LIVORNO. I dati presentati al seminario "Le foreste d´Italia" sono il frutto di una ricerca effettuata da tutti i dipartimenti botanici delle università italiane, rappresentano una integrazione che colma un vuoto della Conferenza nazionale sui cambiamenti climatici e insieme l’avvio del percorso che porterà alla Conferenza nazionale biodiversità, convocata per l’ottobre 2008.

Partendo dalla minuziosa analisi sui dati provenienti da 400 stazioni termopluviometriche, lo studio individua i punti di crisi delle foreste italiane ed emerge che il più forte aumento di temperature avviene in Toscana, seguono Umbria, Abruzzo, Sicilia, Sardegna e Puglia. Le regioni in più veloce inaridimento sono Marche, Molise, Campania, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna. Le foreste italiane sono sempre più minacciate dalla siccità e dal caldo, cioè dagli effetti del cambiamento climatico di cui spesso facciamo finta di non vedere i segnali.

Il 31% dei boschi è già colpito dall´aumento delle temperature, che hanno un andamento a "macchia di leopardo" con grandi differenze tra zone distanti anche pochi chilometri. L’80% delle vegetazione forestale nazionale è interessata dalla diminuzione delle precipitazioni piovose. «I numeri generali – si legge nello studio – non danno però conto della situazione effettiva: l’Italia è un mosaico di 28 tipologie di variabilità climatica, che danno luogo a differenti effetti sul territorio e sulla consistenza dei boschi. Tra il 1980 e il 2000 si è registrata ad esempio una significativa diminuzione delle precipitazioni nell’arco alpino, mentre nell’alta Pianura Padana si osserva un andamento opposto con evidenti diverse ricadute sul sistema forestale».

Un mosaico che evidentemente si sta ricomponendo faticosamente sotto la spinta dei cambiamenti climatici e che ha in Toscana, la regione più boscata d’Italia e quella dove le foreste si sono ampliate più rapidamente, uno dei punti caldi. Infatti, lo studio individua una mappa di 23 hot spot, i punti di crisi delle foreste italiane, e tra questi non mancano le foreste toscane, minacciate soprattutto dalla siccità, dal caldo e dall´azione combinata di questi due elementi del cambiamento climatico.

Se quelli più in pericolo sono i boschi di abete rosso del Lago Gabiet, in Val d’Aosta, dove le precipitazioni sono calate di 1.800 mm. nel periodo 1980/2000 rispetto a quello 1955/1985, al secondo posto viene la faggeta toscana di Boscolungo (Pt) con meno 1.700 mm. di pioggia (da 4.000 a 2.300 millimetri), un’altra faggeta, quella di Camaldoli (Ar) è terza con – 930 mm., quella di Vallombrosa (Ar) è undicesima (- 330 mm.), al 21 posto troviamo i querceti misti di Larderello (Pi) con - 74 mm. ed al ventiduesimo i querceti di cerro di Arezzo con una diminuzione di 40 mm. di pioggia.

Una sofferenza idrica e climatica che si riflette sui bacini fluviali delle area interessate e che ha conseguenze anche per il consumo di acqua, ma che rappresenta anche una nuova situazione ambientale in rapida evoluzione, con la quale si trovano a confrontarsi non solo le foreste ma anche tutto il loro complesso ecosistema e la biodiversità che ospitano.

«I dati raccolti sono elementi essenziali per individuare gli ambiti territoriali più vulnerabili e i boschi da tutelare o recuperare sia a scala nazionale che a livello regionale. – ha detto Carlo Blasi, direttore del Centro interuniversitario biodiversità, presentando lo studio - Approfondire la conoscenza puntuale della potenzialità forestale del territorio, dei boschi realmente presenti e della loro biodiversità è di fondamentale importanza per poter monitorare gli effetti e pianificare le risposte ad eventi quali i cambiamenti climatici o gli incendi».

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