[05/12/2007] Elettrosmog

Stazioni radio base, le distanze non le decidono i comuni

LIVORNO. La fissazione di limiti di emissione e l’individuazione di una distanza minima delle stazioni radio base da particolari tipologie di insediamenti abitativi, non può essere esercitata autonomamente dal comune, anche se preordinata a garantire la tutela della pubblica salute: lo afferma il Consiglio di Stato con sentenza di questo novembre.

La vicenda ha inizio nel 2000, quando il comune di Roma ha modificato le procedure per il rilascio di autorizzazioni e concessioni edilizie relative all’istallazione degli impianti per reti di telefonia radiomobile e degli impianti di trasmissione radiofonica e televisiva. Il comune ha fissato limiti diversi da quelli previsti dalla normativa statale limitando di fatto l’installazione di tali impianti.

Il Consiglio di stato ha ritenuto però la decisione comunale illegittima, perché il comune ha invaso le competenze statali e regionali e si è discostato dai criteri di valore indicati dallo Stato.

La legge quadro sulla protezione della popolazione dalle esposizioni a campi elettromagnetici assegna infatti allo Stato il compito di determinare mediante l’emanazione di appositi decreti, i limiti di esposizione, i valori di attenzione, gli obiettivi di qualità, le tecniche di misurazione e di rilevamento dell’inquinamento, i parametri per la prevenzione delle fasce di rispetto per gli elettrodotti, nonché la promozione di ricerca e di sperimentazione tecnico-scientifica, l’istituzione del catasto nazionale delle sorgenti fisse e mobili e dei campi elettromagnetici e magnetici oltre che la determinazione dei criteri di elaborazione dei piani di risanamento. Alla regione riserva precise competenze da esercitare sempre nel rispetto dei limiti di esposizione, dei valori di attenzione, degli obiettivi di qualità, dei criteri e delle modalità fissate dallo stato.

La stessa legge prevede che invece i comuni possano adottare un regolamento per assicurare il corretto insediamento urbanistico e territoriale degli impianti per minimizzare l’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici. Ma naturalmente nel rispetto dei limiti statali che neanche con strumenti urbanistici o edilizi possono essere violati.

A tale proposito il Consiglio ritiene infatti che l’adozione del generalizzato divieto di installazione delle stazioni-radio base in tutte le zone territoriali residenziali o l’introduzione di misure che, pur essendo tipicamente urbanistiche (distanze, altezze, ecc…) non siano funzionali al governo del territorio, quanto piuttosto alla tutela dai rischi dell’elettromagnetismo costituiscano una deroga ai limiti statali.

La determinazione di profili di tutela della salute infatti - continua il Consiglio di Stato - spetta allo Stato, non alle regioni, tanto meno ai comuni, i quali nel regolare l’uso del proprio territorio devono comunque rispettare le esigenze della pianificazione nazionale e non adottare le misure che siano tali da ostacolare in modo ingiustificato o impedire l’insediamento degli impianti di telecomunicazione.

Torna all'archivio