[04/12/2007] Comunicati

Cambiamenti climatici: Twas di Trieste, Unep e Gef insegnano al mondo come adattarsi

LIVORNO. Il rapporto “Assessments of Impacts and Adaptations to Climate Change (Aiacc)” pubblicato oggi come contributo alla conferenza di Bali é il frutto di 5 anni di lavoro per valutare gli impatti delle strategie d’adattamento al cambiamento climatico e fornisce esempi di come le comunità vulnerabili e i Paesi in generale potrebbero nel futuro realizzare economie resistenti all’evoluzione del clima già in corso.
Il rapporto sottolinea che «la considerazione del clima nelle strategie di sviluppo è debole, ma che, in certi casi, delle scelte difficili devono essere fatte».

Le misure di adattamento e gli investimenti per la salvaguardia di biodiversità, agricoltura, acqua ed infrastrutture, devono essere mirati in maniera intelligente e puntando anche ad un rientro economico.
Oltre 9 milioni di dollari sono stati finanziati dal Global Environment Facility (Gef), implementati all’Unep e messi in esecuzione dal segretariato Start di Washington e dal Twas, l´accademia delle scienze per il mondo in via di sviluppo di Trieste. I casi di studio attualmente portati avanti sono 24 (11 in Africa), e riguardano la sicurezza alimentare nel Sahel; I piccolo agricoltori e la pesca artigianale in America del sud; i piccoli centri costieri delle isole del Pacifico; I fittavoli in Mongolia; i coltivatori di riso nel bacino inferiore del Mekong. Partecipano oltre 350 scienziati, esperti e “parti interessate” di 150 istituzioni in 50 Paesi in via di sviluppo e in 12 Pesi sviluppati. In alcuni casi i programmi pilota di adattamento sono già stati elaborati e qualcuno è già stato testato con molti buoni risultati.

I risultati, le storie e le raccomandazioni dei casi di studio sono già stati pubblicati in due opere: “i cambiamenti climatici e la vulnerabilità” e “i cambiamenti climatici e l’adattamento”, mentre i rapporti tecnici finali dettagliati sono disponibili su www.start.org. Uno di principali successi della valutazione è stato l’aumento della sensibilizzazione tra gli scienziati, i governi e le comunità locali verso l’importanza dell’adattamento. Sempre di più l’accento è messo sulla necessità di sviluppare sistemi di allerta rapidi, principalmente, ma non solamente, in Africa, dove le reti di sorveglianza meteorologica e climatica sono rare, sotto finanziate e mal gestite.

Presentando il rapporto la direttrice del Gef, Monique Barbut, ha detto che «il Gef ha una lunga storia di collaborazione con i Paesi più vulnerabili del mondo che vogliono maniere rispettose per l’ambiente per adattarsi al cambiamento climatico, senza tuttavia sacrificare i principali obiettivi di sviluppo. Come dimostra questa ampia valutazione, avanziamo in maniera molto chiara per introdurre strategie di adattamento nelle pratiche quotidiane. Il fondo del Gef lavora oggi per assicurare che la sicurezza alimentare, l´accesso all’acqua potabile e all’irrigazione, la salute pubblica ed altri bisogni fondamentali siano protetti subito e per il futuro».

Neil Leary del segretariato internazionale Start, che collabora con la Twas di Trieste, ha detto che «L´adattamento al rischio climatico non è una novità. La gente è sempre in pericolo climatico e non abbiamo mai cessato di cercare le maniere per adattarci. Nonostante questo, le variazioni estreme del clima superano regolarmente le capacità di adattamento, troppo spesso con effetti devastanti, dando prova di quel che è stato chiamato un deficit di adattamento. Oggi il cambiamento climatico minaccia di accrescere il deficit, come dimostrato nello studio Aiacc. Ma gli studi Aiacc mostrano e documentano una varietà di pratiche d’adattamento che permettono di ridurre la vulnerabilità. L´utilizzo ed il miglioramento di queste pratiche possono servire come punto di partenza per l’adattamento ai rischi crescenti del cambiamento climatico. La riduzione delle emissioni di gas serra che causano il cambiamento climatico é necessaria. Ma l’adattamento é altrettanto necessario».

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