[04/12/2007] Energia

Quando i pannelli fotovoltaici vanno in fumo...

LIVORNO. Pannelli fotovoltaici per i sigari toscani. Lo annuncia oggi il Sole24Ore dando notizia di quanto la Maccaferri sta per fare a Lucca e la contraddizione balza all’occhio. E con essa la domanda: è un buona o una cattiva notizia? Posta così la questione non c’è argomento che possa dirimere l’oggettiva antinomia dello sfruttare energia pulita per realizzare un prodotto che può generare pericoli per la salute personale e pubblica.

Il fumo del sigaro – lasciando perdere se fa più o meno male della sigaretta – è infatti oggettivamente un vizio e può avere conseguenze sull’apparato respiratorio sia di chi ne fa uso, sia di chi passivamente lo respira. Ognuno ovviamente è libero di fare del proprio corpo (non di quello altrui) ciò che vuole, ma è giusto ad esempio che chi fa un business sul fumo abbia un incentivo per produrre energia pulita e tra otto anni abbia recuperato l’investimento e cominci magari ad andare a credito?

Nessuno può impedirglielo, sia ben chiaro, e non vogliamo neppure entrare nella questione sociale, ovvero dei diversi posti di lavoro che anche l’industria del sigaro ha. Ma i danni sulla salute chi li paga? Ed è più un aiuto all’ambiente avere i pannelli fotovoltaici oppure non produrre sigari? Di certo la stessa cosa si dirà quando la Philip Morris metterà (se non lo ha già fatto) pannelli fotovoltaici sui propri stabilimenti, tanto per fare un esempio.

Ma quando – perché accadrà e chissà che non sia già accaduto – un impianto eolico, oppure un pannello solare o fotovoltaico, oppure l’idroelettrico o le biomasse, saranno utilizzate da una fabbrica di armi? Oppure in uno stabilimento che sfrutta il lavoro minorile? Sembrano paradossi e forse lo sono, ma servono per riflettere su quanto sia ben più complessa la realtà di quanto si voglia far credere. L’ambiente non è materia che invece si presti alle semplificazioni e senza una visione olistica che incroci sistematicamente economia ed ecologia, sostenibilità ambientale e sociale, non si riuscirà mai a cambiare lo stato delle cose.

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