[04/12/2007] Comunicati

Il futuro è in città (di vecchi)

ROMA. Gli esperti del WorldWatch Institute, così come quelli delle Nazioni Unite, se ne dicono certi: il prossimo anno sarà ricordato a lungo negli annali della demografia. Per due motivi diversi. Nel 2008 per la prima volta nella storia oltre la metà della popolazione umana – 3,3 miliardi di persone e più – non vivrà in campagna, ma in città. Viviamo infatti sulla cresta della “seconda ondata di urbanizzazione”, che sta determinando la più grande migrazione nella vicenda terrena di Homo sapiens: con centinaia di milioni di persone che – soprattutto in Asia, ma anche in Africa e in Sud America – lasciano i campi e raggiungono le città. Lo diciamo per dovere di cronaca: la prima ondata di urbanizzazione si è consumata tra la fine del ‘700 e il 1950 e ha creato la civiltà metropolitana d’Europa e del Nord America.

La tendenza all’urbanizzazione taglierà un traguardo storico nel 2008, ma certo non si fermerà entro l’anno prossimo. Anzi, si calcola che nel 2030 gli abitanti delle città saliranno a 4,9 miliardi di persone; mentre le campagne ne perderanno alcune decine di milioni. In pratica tutto l’aumento della popolazione mondiale nei prossimi anni riguarderà l’ambiente urbano e il 60% degli abitanti del pianeta vivrà in città. Ne deriva che le vecchie e le nuove strutture urbane, se non vogliono soffocare, dovranno attrezzarsi per governare al meglio questo esodo tanto repentino quanto imponente.

Ma i demografi prenderanno atto anche di un secondo fenomeno, diverso anche se correlato al primo: l’invecchiamento della popolazione urbana. Oggi solo l’11% della popolazione umana ha un’età superiore ai 65 anni. Nel 2050 la percentuale raddoppierà. Gli anziani sul pianeta saranno il 22% della popolazione totale: in termini assoluti, 1,5 miliardi di persone o giù di lì. Tra loro, oltre il 50% vivrà in città e oltre l’80% vivrà in un paese in via di sviluppo.

Già oggi il 75% delle persone anziane che vivono in quei paesi risiedono in città. Ma domani saranno molti di più. Si calcola che il numero di cittadini del terzo mondo con età superiore ai 65 anni passerà dai 56 milioni dell’anno 2000 ai 908 milioni dell’anno 2050. Persone deboli in ambienti sociali fragili.

Se vogliano che la loro vita – e, più in generale – la vita di tutte le persone che hanno bisogno di un minimo di aiuto sia vissuta con dignità e, quindi, con il massimo di salute – sostiene l’Oms – dobbiamo attrezzarci. Dobbiamo riproiettare le nostre città a misura di anziano.

È per questo che, nelle scorse settimane, l’Organizzazione mondiale di sanità (OMS) ha lanciato una campagna: costruiamo città a misura d’anziano, perché oggi gli ambienti urbani non lo sono. Chi volesse sapere come fare, può consultare la guida messa a punto dall’Oms: Global age-friendly cities: a guide.

Tutti, comunque, dovremo prenderne atto: vivremo in una società sempre più urbanizzata e sempre più anziana. Attrezziamoci, anche mentalmente.

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