[30/11/2007] Comunicati

Italia e Kyoto: deficit annuo da 104 milioni di tonnellate di emissioni

dalla nostra inviata Lucia Venturi
ROMA. I criteri e i principi che guidano il testo di legge delega sulla contabilità ambientale, già varato in consiglio dei ministri e da gennaio in discussione al parlamento, sono già stati utilizzati per valutare l’entità del debito ambientale che deriva dal non rispetto del protocollo di Kyoto nel nostro paese, e l’efficacia in tal senso di alcune misure prese nella finanziaria dello scorso anno, ribadite anche in quella attualmente in discussione.

L’esito di questa prima sperimentazione è stato presentato al Forum che si è svolto ieri a Roma organizzato dal sottosegretario del Ministero dell’economia e delle finanze, Paolo Cento. «Il debito ambientale che ci deriva dal non rispetto del protocollo di Kyoto - ha sottolineato Paolo Cento - rischia di far aggravare il debito pubblico su cui si sta faticosamente lavorando per appianarlo». Il debito ambientale che deriverà dallo sforamento degli obiettivi di contenimento delle emissioni di Co2, che per l’Italia è del 6,5% rispetto ai valori del 1990 ovvero 483milioni di tonnellate di Co2 equivalente, comporterà infatti un costo per ogni tonnellata di Co2 emessa in più rispetto al piano assegnato a livello europeo. Purtroppo già adesso le emissioni italiane eccedono quel limite fissato di ben 100 milioni di tonnellate e il trend mostra un ulteriore aumento per il periodo 2008-2012. Questo significa che l’Italia ha davanti a sé un deficit annuo, durante l’intero periodo di impegno per il protocollo di Kyoto, pari a circa 104 milioni di tonnellate, che se non aggredito con politiche adeguate andrà a far lievitare il debito ambientale a 520 milioni di tonnellate di Co2.

Quantità che convertita in euro in base al costo dei crediti di emissione (che dovremo pagare per saldare il debito ambientale di Kyoto, se non si interviene in maniera diversa) è una cifra che va dai 12,5 miliardi ai 7,8 miliardi di euro a seconda se il calcolo viene fatto basandosi sul costo di 24 o 15 euro di una tonnellata di Co2 nel mercato internazionale dei crediti di carbonio.
E vediamo allora come si è cercato di lavorare con le due manovre finanziarie 2007 e 2008 (riferendosi al testo approvato in Senato) e quanto incideranno queste misure per ridurre il debito ambientale all’interno del protocollo di Kyoto.

«La finanziaria non è neutra - ha dichiarato Paolo Cento- ma anche nelle migliori condizioni il debito sarà pari ad una cifra (secondo le due diverse valutazioni di costo dei crediti di carbonio ndr) tra i 6,3 e i 4 miliardi di euro». Del debito complessivo di 520 milioni di tonnellate di Co2, una parte pari a 66 milioni di tonnellate è stata allocata (come previsto dall’European emission trading scheme) sui settori industriali, stimabile in circa 1,6 miliardi di euro ( al prezzo di 24 euro a tonnellata di Co2); un´altra parte ( 71 milioni di tonnellate) potrebbe essere scontata grazie agli assorbimenti di Co2 da parte delle foreste, ma ancora il sistema di contabilizzazione del contributo dato in tal senso dal sistema boschivo non è stato fatto, quindi questi sono contributi assai incerti.

Quello che effettivamente viene previsto nella manovra finanziaria ( già nel 2007 e in parte reiterato nel 2008) come sistema complessivo di interventi volti alla riduzione, riguarda la parte dell’efficienza energetica negli edifici, il ricorso alle energie rinnovabili, le misure nel settore dei trasporti e nel comparto del riciclaggio dei rifiuti ecc, che dovrebbero ridurre il debito ambientale di 119 milioni di tonnellate di Co2. Ma se anche venisse rigorosamente rispettato tutto ciò che è previsto, rimarrebbe comunque un debito ambientale di 264 milioni di tonnellate che andrebbe a pesare sul bilancio dello stato come debito pubblico, dovendo acquistare una analoga quantità di crediti di Co2.

Uno scenario non certo incoraggiante, ma è comunque un passo avanti, come viene fatto notare dai tecnici che vi hanno lavorato, che almeno nella finanziaria 2008 si preveda l’istituzione della contabilità ambientale delle attività dello stato. Per la prima volta viene infatti richiesto di produrre il bilancio di ciò che sino ad ora era considerata una esternalità, non monetizzabile di un processo economico, ovvero le emissioni, che si andava a scaricare in maniera gratuita sull’ambiente.
Certo si dovrebbe passare poi dalla semplice analisi ad un meccanismo di vincolo che obblighi ad inserire nel piano finanziario dell’attività anche i costi per la compensazione delle emissioni di gas serra. Che come emerge in maniera inequivocabile avranno un peso e non da poco sull’entità del debito pubblico e che quindi sarebbe corretto allocare sui comparti che fanno un uso meno efficiente dell’energia, premiando invece chi si impegna in interventi di efficienza energetica e di produzione di energia da fonti rinnovabili.

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