[29/11/2007] Trasporti

Della Seta:«Finanziaria ammazza treni». Anche in Toscana

FIRENZE. La cura del ferro non piace a questo governo, eppure farebbe tanto bene. In tutti i sensi. Si annunciano tagli nella Legge Finanziaria 2008 (attualmente in discussione) su alcune delle tratte ferroviarie particolarmente utilizzate dai pendolari: Varese–Milano, Torino–Novara, Genova–Savona, Bologna–Verona, Roma–Ciampino, Bari–Barletta, Palermo-Messina. A mettere in evidenza l’incongruenza della scelta, quando poi ogni giorno si parla di cambiamenti climatici, riduzione di CO2 e di mobilità sostenibile, è Legambiente, che è scesa oggi in piazza per protestare davanti a Montecitorio insieme ai pendolari italiani.

«Siamo di fronte a una Finanziaria ammazza-treni - dichiara seccamente Roberto Della Seta, presidente nazionale di Legambiente - I 1.000 nuovi treni pendolari che erano stati previsti nel piano industriale delle Ferrovie dello Stato approvato dal governo ora non hanno copertura economica. E adesso salta fuori anche l’ammanco di 425 milioni di euro per i contratti di servizio delle Regioni. Il che significa un taglio netto del 25% rispetto a quanto previsto per il 2008, come dire 1 treno in meno ogni 4. E proprio sulle linee pendolari più calde». Da Legambiente informano che il governo nello scorso maggio aveva annunciato 1000 nuovi treni per i pendolari entro il 2011, con un investimento complessivo di 6,4 miliardi parte finanziato dallo Stato e parte dal Piano di investimento di Fs. Però nel testo licenziato dal Senato i 300 milioni di euro (prima tranche) non si sono visti. Come del resto- spiegano sempre dall’associazione ambientalista - nella Legge di Bilancio mancano le risorse per i contratti di servizio delle Regioni, ossia quelli necessari per aggiornare il Contratto di Servizio stabilito nel 1999 (pari a 1.292 milioni di Euro) al tasso di inflazione (311milioni di euro) e per adempiere agli impegni stabiliti da Trenitalia con governo e regioni (100milioni di euro).

Dalle Fs sembra che si avanzino due ipotesi: aumento consistente del prezzo dei biglietti (15-20% l’anno per tre anni), oppure taglio di convogli spalmato nelle diverse città interessate dal servizio regionale e metropolitano che, paradossalmente, per produrre risultati sarebbe proprio sulle linee più trafficate, perché nei cosiddetti “rami secchi” tagliare ancora significherebbe la chiusura dei binari. Quindi il centro-nord risulterebbe il più colpito: in direzione di Milano i tagli ipotizzati riguarderebbero in maniera diversa quasi tutte le linee. Tagli anche per le altre linee principali in Lombardia (Pavia, Como, Novara, Brescia). Tagli anche per alcuni treni locali nei dintorni di Roma. Ma tagli sarebbero spalmati un po’ in tutte le regioni (anche al Sud) su linee regionali e su quelli con servizio metropolitano (circa 1-2 treni cancellati per tratta).

E in Toscana? Stessa musica. I tagli riguarderebbero in particolare le due linee in cui è in servizio il cosiddetto “Memorario” un sistema di cadenza periodica ogni 30 minuti del passaggio dei treni. Lungo la Pisa-Firenze (via Empoli) e la Viareggio-Firenze (via Prato), si ipotizza di cancellare almeno 7-8 treni giorno.

«I tagli sulle linee toscane e sul Memorario sono inaccettabili. La Regione Toscana ha investito molto sui treni impegnandosi a costruire un sistema ferroviario efficiente e competitivo. Questa è una priorità per la nostra regione e per il nostro Paese. I tagli sarebbero del tutto inaccettabili e incomprensibili» afferma Erasmo D’Angelis (Pd), presidente della Commissione ambiente e Territorio del Consiglio regionale. Tra l’altro proprio gli investimenti legati all’entrata in funzione del “Memorario” avevano permesso in questi anni una crescita dei passeggeri (10mila persone in più).

«Questo si andrebbe ad aggiungere alle proteste, ormai purtroppo ben note, dei pendolari per i possibili rincari e per i disservizi, i ritardi e la scarsità di comfort sui convogli - continua D’Angelis- In Toscana gli investimenti sul traffico ferroviario hanno portato ad una crescita dei passeggeri e all’aumento della “voglia di treno” dei cittadini, tornare indietro sarebbe assurdo. L’obiettivo della Toscana – conclude il presidente della Commissione ambiente - è continuare su questa strada rafforzando anche le tratte locali e più periferiche. Il Governo nazionale, anziché procedere in senso contrario, deve attuare una svolta: invece che tagliare dovrebbe investire maggiori risorse sulla mobilità su rotaia per creare alternative forti al traffico delle automobili per il trasporto passeggeri e dei Tir per il trasporto merci».

Legambiente, invita a riflettere sulla scelta e «a ristabilire un ordine di priorità per gli investimenti nei trasporti. Perché non ha alcun senso investire nelle autostrade e abbandonare a se stesso il trasporto pendolare ferroviario gestito dalle Regioni con i Contratti di servizio. Rivedere queste scelte ha tanto più senso perché il bacino della domanda pendolare è 10 volte superiore a quello che ogni giorno si sposta sui treni a percorrenza nazionale (2 milioni contro 200mila circa)- conclude l’associazione ambientalista- e perché il trasporto locale su ferro contribuisce alla riduzione di traffico e smog nelle aree metropolitane italiane».

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