[29/11/2007] Comunicati

Olanda: gli ambientalisti portano maiali, polli e soia in Parlamento

LIVORNO. Per la prima volta un gruppo di Ong ha costretto il Parlamento olandese a discutere dei problemi posti dall’allevamento intensivo. Per iniziativa di Milieudefensie, un’associazione vicina agli amici della Terra, sono state raccolte 106 mila 975 firme che permettono di sottoporre un testo ai deputati. Per l’Olanda è un’iniziativa senza precedenti ed è il risultato di una nuova legge che dal 2006 prevede che tutte le proposte sottoscritte da almeno 40 mila olandesi devono essere discusse e votate dai parlamentari. A fare la parte del leone nella raccolta delle firme è stata la Jongeren Milieu-Actif (gioventù attiva per l’ambiente) i giovani di Milieudefensie che dal 2006 hanno iniziato una campagna per avvertire i cittadini dei Paesi Bassi sulle conseguenze disastrose dell’allevamento intensivo, soprattutto di maiali e di pollame.

Anche due grandi giornali olandesi, De Volkskrant e De Trouw, hanno appoggiato la campagna pubblicando un manifesto sormontato da una testa di maiale contenente un appello: «Cari parlamentari, oggi avete la vostra chance. Per un allevamento senza maltrattamenti per gli animali, senza inquinamento dell’ambiente e senza alimentazione a base di soia pienamente responsabile della distruzione delle foreste tropicali». Un testo che è stato sottoscritto dalle più importanti organizzazioni ambientaliste e animaliste olandesi come Cordaid, De Dierenbescherming, Greenpeace, Icco, Kerk in Actie (Chiesa in Azione), Natuur & Milieu, Oxfam Novib e Varkens in Nood (Porci in pericolo).

I Paesi Bassi hanno la più forte concentrazione di allevamenti di maiali e pollame in Europa. Secondo Michiel van Geelen di Milieudefensie «450 milioni di animali vengono allevati ogni anno, dei quali 37 milioni di maiali, 50 milioni di polli di allevamento e 60 milioni di galline da uova. La produzione totale di carne, uova e bestiame compresi, rappresenta 70 miliardi di kg all’anno, 4.000 kg per ogni olandese. Un allevamento di grande peso, che porta i Paesi Bassi al secondo posto tra gli importatori di soia di provenienza amazzonica, dopo la Cina (il 93% di questa soia è in effetti utilizzata come base del nutrimento degli animali). Infine, intorno al 70% della carne e delle uova prodotte nel Paese sono in seguito esportate. Questa produzione genera degli inquinamenti ugualmente importanti. L’inquinamento dei suoli e dei corsi d’acqua causato dalla defecazione rappresenta perciò uno dei problemi maggiori, tanto che i Paesi Bassi beneficiano per questo di una deroga di Bruxelles. A questo si aggiunge l’inquinamento dell’aria e quello sonoro provocato da un traffico incessante».

La proposta sottoposta al giudizio dei parlamentari prevede quattro misure essenziali. Le prime due sono di ordine fiscale: una tassa di 0,85 centesimi di euro per ogni chilo di carne consumata, che dovrebbe fruttare un miliardo all’anno per compensare inquinamento e deforestazione causati dall’agro-industria della soia. Una misura che non piace ai socialisti, che appoggiano invece il resto delle proposte. Poi sovvenzioni per chi sfrutta in maniera rispettosa animali ed ambiente, compensando così i costi in più che derivano da un allevamento sostenibile.

Ma la proposta più clamorosa è quella di dimezzare il numero di animali da allevamento in Olanda entro 10 anni, spostando la produzione in altri Paesi che non hanno gli stessi problemi di spazio, sapendo che i 2/3 della produzione di carne finisce comunque all’estero. L’ultima proposta punta a rafforzare, pur nel quadro dell’Ue, il diritto di ogni Paese a non importare prodotti che non provengano da una filiera di produzione sostenibile, una misura chiesta anche in Francia dalla Grenelle de l’environnement conclusa con l’impegnato discorso filoambientalista di Sarkozy.

Torna all'archivio