[29/11/2007] Trasporti

Di Pietro vs Fs, scioperi dei taxi... se questa è mobilità sostenibile

LIVORNO. Terzo giorno di scambi di invettive tra il ministro delle infrastrutture Di Pietro e l’amministratore delegato delle Fs, Moretti, sulla effettiva destinazione dei fondi erogati dallo stato alle ferrovie. Secondo giorno di assedio dei tassisti a Roma, che protestano contro la proposta del sindaco Veltroni di dare cinquecento nuove licenze per garantire un migliore servizio rispetto a questo segmento (vale la pena di ricordarlo) di servizio pubblico. Primo giorno di presidio oggi a Montecitorio da parte dei pendolari, affiancati da Legambiente, per il taglio dei fondi in finanziaria per il trasporto locale. Perché quello che sembrava essere l’intervento di punta del governo e delle ferrovie per il trasporto locale, ovvero i mille treni per i pendolari, sono invece scomparsi dalla finanziaria. Eppure nella Legge di bilancio di soldi per le opere pubbliche ce ne sono in abbondanza: rispetto all’anno prima le risorse crescono infatti del 22%. Il problema è che questi 3.612 milioni di euro sono quasi tutti destinati all’asfalto, alle autostrade o alle strade a scorrimento veloce. Mentre al ferro e quindi al trasporto pubblico, vanno solo le briciole. E i tagli sono già annunciati nell’ordine di un buon 20% degli attuali treni con i prossimi orari.

Il trasporto pubblico è quindi sempre più nel caos e le politiche in atto non fanno certo prevedere segnali positivi all’orizzonte. La mobilità è invece un punto nevralgico per quanto riguarda la questione del trasporto delle persone e dello spostamento delle merci, è un elemento fondamentale per la riduzione dell’inquinamento urbano e uno dei principali contributi alla concentrazione di anidride carbonica in atmosfera, con il suo comparto extraurbano. E come tale può essere anche uno dei principali settori d’intervento per il contenimento di queste emissioni. E’ questione che attiene alle politiche economiche, sociali, ambientali e anche sanitarie (purtroppo) di un paese, oltre che un fattore di civiltà: avere un trasporto pubblico efficiente è infatti senza alcun dubbio un indicatore di buona amministrazione. Oltre ad essere uno degli indici di riferimento nel sistema europeo degli indicatori di risposta ai fattori di pressione.

Nel nostro paese, non tanto un sistema di mobilità sostenibile, ma anche un sistema di mobilità efficiente e in grado di dare risposte concrete alla domanda di spostamento delle persone e delle merci, è la cenerentola (non la sola purtroppo) delle politiche locali e nazionali.

Il sistema è sottoposto ad una frammentazione niente affatto funzionale, di competenze, di finanziamenti e di strutture logistiche, che portano alle conseguenze che abbiamo di fronte nel nostro vivere e “muoversi”quotidiano.

La mobilità urbana avrebbe bisogno di grandi investimenti nelle infrastrutture di trasporto collettivo, accompagnati, allora, anche dall’adozione di disincentivi più forti alla mobilità privata. Difficili da attuare qualora non vi siano alternative valide, dato che la domanda di mobilità di persone e merci è in continuo aumento su tutti i vettori. Resa ancora più necessaria dal progressivo spopolamento dei centri urbani come insediamenti abitativi, verso le periferie e il sistema extraurbano.

Per lo spostamento delle merci bisognerebbe individuare corridoi prioritari dove garantire un servizio giornaliero e nodi organizzati per la movimentazione, in un sistema che tenga assieme strade, ferrovie e per un paese con le caratteristiche geografiche quale il nostro, corridoi marittimi. E che porti a ribilanciare l’attuale squilibrio nei confronti del sistema di trasporto su gomma che interessa il 90% della movimentazione delle merci, creando anche problemi di intralcio e di congestione del sistema degli spostamenti privati.

Ma soprattutto sarebbe necessaria una politica coerente e non frammentata, con bilanci di sistema e non delle singole aziende, con l’obiettivo di rendere i trasporti nel loro complesso al passo con gli altri paesi europei, tenendo in considerazione le esigenze di mobilità che provengono dalle persone e dal sistema economico e valutando quali sono le infrastrutture necessarie per poterle supportare. Solo così si può parlare di sostenibilità economica quanto ambientale e sociale. E intanto per domani è confermato lo sciopero generale del settore.

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