[29/11/2007] Parchi

La Cina fa l’esame del Dna alle tigri siberiane

LIVORNO. Più gli animali diventano rari, più aumenta il rischio di accoppiamenti tra consanguinei e di malformazioni ed impoverimento genetico. La Cina ha grossi problemi di questo tipo per molti animali, alcuni dei quali veri e propri simboli della fauna mondiale in pericolo, come il panda e le tigri, spesso oggetto di bracconaggio in Russia, Cina e probabilmente in Corea del Nord per rifornire il mercato di prodotti della medicina tradizionale cinese. Ed è proprio su una sottospecie di tigre, quella siberiana (Panthera tigris altaica) che si appuntano le attenzioni del centro di riproduzione dei felini di Hengdaohezi, che opera nella periferia di Harbin, il capoluogo della provincia di Heilongjiang, nel nord-est della Cina.

«Abbiamo prelevato campioni da altre 150 tigri siberiane quest’anno ed abbiamo proceduto nello stesso modo con l’insieme delle tigri con oltre un anno di età» ha detto Liu Dan, ingegnere capo del centro dove dal 2001 sono stati realizzati 200 testi de Dna su 200 tigri siberiane. I ricercatori cinesi vogliono prelevare campioni per fare il test del Dna a 700 delle 800 tigri allevate nel parco. «L’obiettivo di questi test – spiega Liu Dan - è quello di realizzare un “albero genealogico” di questi animali per garantire la purezza del sangue e della specie e prevenire la degenerazione della specie provocata dalle relazioni consanguinee».
La tigre siberiana è la più grossa tra tutte le tigri. Un maschio adulto può arrivare a pesare 360 Kg e a misurare 4 metri di lunghezza, dal naso alla punta della coda. Secondo la lista rossa dell’Iucn l’animale è minacciato criticamente.

La popolazione di tigri siberiane sembra attualmente stabile o in modesta ripresa, dopo un lungo periodo di declino, ed allo stato selvatico è formata da solo alcune centinaia di esemplari che vivono prevalentemente nell´Estremo Oriente russo e nell´area di confine con la Manciuria cinese e la Corea del Nord.

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