[27/11/2007] Energia

14 borghi toscani saranno riscaldati a biomasse del territorio

FIRENZE. L’assessore regionale a agricoltura e foreste Susanna Cenni ha presentato stamani la graduatoria finale del bando promosso dalla Regione per finanziare progetti di centrali a biomasse da filiera corta. Il bando disponeva di un budget complessivo di 4 milioni con i quali cofinanziare fino al 50% e a un massimo di 400mila euro progetti di enti pubblici. Grazie a questo intervento saranno 14 i paesi in cui gran parte delle case potranno presto ‘staccare’ le centrali a gasolio e passare al teleriscaldamento col cippato di legno: Pomino, Castagno d’Andrea (San Godenzo) e San Godenzo in provincia di Firenze, Falciano (Subbiano), Ortignano Raggiolo e Carda (Castel Focognano) in provincia di Arezzo, Forni (Suvereto) in provincia di Livorno, Sammomè e Maresca (San Marcello pistoiese) in provincia di Pistoia, Pruno-Volegno (Stazzema), San Romano Garfagnana e Gramolazzo (Minucciano) in provincia di Lucca, Palazzotto (Chiusdino) in provincia di Siena. In queste località il riscaldamento a biomasse toccherà anche vari altri edifici pubblici. Nel caso di Forni l’impianto produrrà anche energia elettrica. Saranno inoltre riscaldati con questo sistema alcuni plessi scolastici di Cerbaia (San Casciano (Fi), Pistoia, San Marcello Pistoiese (Pt), Castell’Azzara (Grosseto), San Gimignano (Siena) e Pescia (pt).

La tecnologia dei nuovi impianti permetterà di sfruttare al massimo materiale legnoso proveniente dai residui dei tagli selvicolturali e delle potature. Le quasi 10mila tonnellate annue di biomasse che serviranno per alimentare questi impianti permetteranno di ottenere oltre 11mila kW termici e 250 elettrici: per ottenere altrettanta energia sarebbero state necessarie 11mila tonnellate annue di petrolio.

«Quella delle energie da biomasse legnose non è più una nuova frontiera, da oggi diventa un’opportunità concreta per contribuire in maniera sostenibile al fabbisogno energetico della nostra regione - ha evidenziato Susanna Cenni - Inoltre gli impianti che nasceranno attiveranno nuove prospettive economiche e occupazionali per le aree montane: la filiera produttiva legata al legno potrà infatti trovare nuovi allettanti spazi. Il tutto attingendo a una risorsa, il bosco, di cui disponiamo ampiamente, ma senza intaccarla».

Il prossimo decisivo passo è l’avvio del piano di sviluppo rurale, che metterà in gioco ulteriori risorse per chi vorrà utilizzare impianti a biomasse: e in questo caso saranno finanziabili progetti presentati anche da privati. Inoltre si potranno recuperare anche molti dei progetti (una trentina in tutto) che non è stato possibile finanziare in questa prima tranche del bando, ma che meritano di poter essere rapidamente sostenuti.

L´interesse della Toscana per questo tipo di energia sta tutto nella sua vocazione forestale e agricola e infatti la Regione ha ribadito più volte che non ammetterà impianti che prevdano l’utilizzo di olii vegetali provenienti da altri contenenti. Per realizzare il cippato si utilizzano infatti sia gli scarti della produzione forestale (interventi selvicolturali, diradamenti, ecc.) che di quella agricola (vedi le potature di frutteti, di viti e di olivi). E la Toscana è, in entrambi i casi, ben fornita: basti pensare che circa metà del territorio regionale è boscato (oltre 1milione e 100mila ettari), e che quasi 180mila ettari del territorio ospitano colture agricole i cui scarti potrebbero servire a produrre biomasse.

Gli impianti a biomasse emettono anidride carbonica in misura 25 volte inferiore rispetto a un impianto a gasolio, non incidono sul patrimonio forestale (si utilizzano solo residui di lavorazione o tutt´al più ramaglie), anzi valorizzano materie prime presenti sul nostro territorio. E per di più costano meno: per riscaldare un appartamento di 100 metri quadri a gasolio o Gpl ci vogliono almeno 1.000 euro l´anno, col metano almeno 600, mentre col cippato di legno se ne spendono 350 euro e il rendimento termico è pressoché identico.

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