[27/11/2007] Rifiuti

Case Passerini, la polemica tra medici e Regione prosegue

LIVORNO. Il comitato dei medici per la salute e il coordinamento dei comitati della piana, prendono spunto da una inchiesta sulla diossina in Italia pubblicata dal settimanale L’Espresso, per rinforzare la loro contrarietà alla realizzazione dell’impianto di incenerimento dei rifiuti previsto a Case Passerini. Lo fanno utilizzando anche una frase estrapolata dal contesto dell’articolo, in cui la direttrice dell´Agenzia Regionale di Sanità (ARS) della Toscana, Eva Buiatti sostiene che «questi veleni sono talmente pericolosi che nemmeno gli addetti ai lavori vogliono maneggiarli. Nella nostra regione non ci sono registri per individuare le zone contaminate, né competenze sufficienti per effettuare rilevazioni serie», riferendosi – come si evince dal testo stesso - ai controlli sull’esposizione da diossine e pcb che sono cosa diversa dai controlli analitici.

«L´Ars è l´ente della Regione che svolge attività di studio e ricerca in materia di epidemiologia e appare perciò grave – sostengono nel comunicato i comitati - il fatto che la Regione stessa, le Province di Firenze, Prato e Pistoia e i Comuni interessati sottovalutino in maniera sprezzante il pericolo a cui costringono le popolazioni della Piana fiorentina con la costruzione di un nuovo inceneritore produttore esattamente di diossine, di furani e di policlorobifenili».

Che però, come viene assicurato da parte degli amministratori, sarà costruito con le recenti tecnologie in gradi di abbattere a livelli assai più bassi rispetto a quelli previsti dai limiti di legge, le quantità emesse al camino. E una cosa sono le quantità analitiche, altra le esposizioni e quelli che gli epidemiologici chiamano effetti dose-risposta. Questione anche questa contestata dai comitati che ricordano che «la diossina è definita ufficialmente cancerogena dall´Agenzia internazionale sui tumori perché esposizioni prolungate anche a bassa intensità possono portare infertilità, mortalità prenatale, riduzione della crescita, danni al sistema nervoso centrale, mutazioni e disfunzioni intellettive».
Abbiamo chiesto direttamente alla direttrice di Ars, come stanno le cose e ci ha risposto che «la frase nell’intervista con il giornalista di repubblica era riferita alle competenze per esaminare a tappeto i grassi animali, il latte materno ecc. per questo ho risposto che non ci sono le competenze non solo in Toscana, ma anche in tutta Italia e che sarebbe comunque impossibile farlo».

Non si riferisce quindi alle competenze per le ricerche puntuali degli inquinanti?
«Assolutamente no, so bene che quelle le fa Arpat. Ma vorrei anche precisare che i miei commenti sulla questione diossina chiarivano anche il fatto che la produzione è ubiquitaria e quindi legata a tutte le fonti di combustione compreso il traffico. Esiste invece un errore di identificazione con la produzione delle diossine e gli inceneritori, che sono invece la parte che contribuisce di meno. Basta vedere che la Campania dove inceneritori non esistono, è il territorio con le più alte concentrazioni registrate e in matrici diverse. Il problema bisogna quindi vederlo nel suo complesso e questo vale per tutti gli inquinanti che fuoriescono dai processi di combustione e gli inceneritori rappresentano una fonte minore rispetto a questi inquinanti».

Ma i comitati della piana sostengono invece che il problema principale dell’inceneritore previsto sia proprio la diossina che è cancerogena.
«In un territorio come quello della piana è corretto prendere in considerazione il carico ambientale nel suo complesso e questo lo abbiamo scritto anche nella relazione conclusiva dello studio di valutazione d’impatto sanitario che abbiamo fatto. E’ necessario vedere quali sono i principali contributi presenti e intervenire per ridurre il loro impatto, ma invece sono tutti concentrati sull’inceneritore che ancora non c’è e sulle altre fonti nessuno si muove».

Torna all'archivio