[26/11/2007] Urbanistica

Più potere alle soprintendenze per il paesaggio? Oliva (Inu): «Non sono d´accordo»

LIVORNO. Il nuovo Codice sui beni culturali conterrà delle specifiche modifiche in tema di paesaggio. La riforma del codice voluta da Rutelli e che verrà presto portata in consiglio dei ministri, riserva infatti maggiori poteri di tutela del paesaggio ai soprintendenti e quindi allo Stato. Volontà più volte espressa e annunciata dallo stesso ministro. Ma le regioni non sembrano molto d’accordo con questo provvedimento, che le vedrebbe in un ruolo subalterno rispetto alla situazione attuale.
Mentre è buona cosa per Legambiente che la pianificazione paesaggistica sia fatta in maniera contestuale. Abbiamo chiesto al presidente dell’Istituto nazionale di urbanistica, l’architetto Federico Oliva, qual è il suo parere in merito.
«Questa è materia dello Stato e quindi le regioni devono fare un passo indietro. Comunque mi domando che bisogno c’era di fare un nuovo codice dal momento che il precedente è solo del 2004».

Forse proprio per rafforzare il ruolo dello Stato nei confronti delle regioni in materia di tutela del paesaggio?
«Premetto che non conosco la legge ma se prevede quello che ho letto dai giornali non la condivido. Non sono d’accordo sul fatto di dare tutto questo ruolo alle soprintendenze, perché sono organi che non hanno – fatte le dovute eccezioni naturalmente che riguardano i singoli individui - alcun riferimento dal lato dello sviluppo scientifico della materia. Sono state pensate e create nel 1939, quando lo stato non era democratico e quindi dovevano rispondere a quella logica. Perché quindi adesso il loro parere dovrebbe essere vincolante? Dov’è l’autorità culturale delle soprintendenze e perché dovrebbe essere maggiore rispetto a quella di una regione?».

Non è d’accordo nemmeno sul fatto che le regioni provvedano ad elaborare e redigere congiuntamente i piani paesaggistici assieme al ministero?
«Su questo sono d’accordo. I piani debbono essere fatti assieme, naturalmente nel rispetto delle rispettive competenze. Questo è un elemento importante da tenere in considerazione. Così come nel governo del territorio vale il principio di sussidiarietà, anche per il paesaggio è bene che si operi alla stessa maniera. Nel governo del territorio si è superato il concetto delle prescrizioni e delle autorizzazioni di conformità nella pianificazione. E si danno ruoli a cascata. Mentre invece vedo un po’ a tutti i livelli, non solo certo nel Ministero dei beni culturali, il tentativo di potenziare i poteri ministeriali e questo credo che non sia affatto positivo. Anzi lo ritengo certamente un passo indietro».

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