[23/11/2007] Energia

Chiuse le miniere e i depositi radioattivi del Katanga

LIVORNO. Il Giornale di Kinshasa “Le Potentiel” dà oggi notizia che molti deposi e siti minerari sono stati bloccati nei dintorni della di Kolwezi, nel Katanga, una regione della Repubblica democratica del Congo (Rdc) «nel quadro della lotta contro lo sfruttamento dei minerali radioattivi». E Radiookapi.net spiega che «Una delegazione del governo provinciale condotta dal vice-governatore è arrivata sul luogo per far eseguire la decisione».

La drastica misura è stata presa la scorsa settimana dal Consiglio provinciale dei ministri del Katanga e anche il sindaco di Kolwezi che ha decretato il blocco di tutti i depositi ed i siti contenenti materiali radioattivi.
Ma “Le Potentiel” sottolinea che «fino all’arrivo della delegazione del governo, la misura era restata lettera morta. Secondo il vicegovernatore Mumba Gama, che é stato accompagnato dal ministro provinciale delle miniere, numerosi impianti, depositi e siti visitati dalla sua delegazione contengono materiali altamente radioattivi».

Dei minatori (o meglio scavatori) artigianali ed abusivi trovati in alcune miniere sono stati cacciati via e i siti denominati 261 e 101 sono stati espressamente interdetti per i gravi rischi di contaminazione che presentano. A tutte le imprese minerarie è stato finalmente imposto di dotarsi di strumenti di controllo della radioattività. Il governo del Katanga ha anche installato un posto di blocco e di controllo sul ponte di Lualaba, a 30 kilometri da Kolwezi, per analizzare sistematicamente tutti i prodotti minerari di passaggio.

Lo sfruttamento del Coltan, dei diamanti e dell’uranio è stata la vera causa della guerra, che gli africani chiamano la terza guerra mondiale, che ha stravolto la Repubblica democratica del Congo per 10 anni, causando milioni di vittime e gruppi armati ribelli o filogovernativi che si disputano ancora vaste zone di un Paese ricchissimo di risorse minerarie e naturali che vengono sfruttate brutalmente e, come nel caso dei materiali radioattivi, senza nessuna misura di sicurezza e che vanno ad alimentare un mercato “clandestino” ma che spesso ha i suoi terminali in rispettabilissime grandi imprese occidentali.

Dietro le asettiche immagini occidentali dell’energia nucleare, le tute bianche, i pavimenti tirati a lucido e le immacolate apparecchiature di controllo, si scopre che c’è una realtà fatta di esposizioni alle radiazioni di operai che scavano e trattano senza protezione alcuna minerali preziosissimi e mortali, in cambio di un tozzo di pane e di una vita breve e infernale. Quando il Congo Kinshasa sarà veramente pacificato e le sue istituzioni saranno davvero operanti, e non ostaggio di signori della guerra al soldo delle multinazionali, forse il disastro ambientale ed umano dell’ennesima guerra per le risorse sarà molto più devastante di quello che appena riusciamo ad intravedere.

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