[22/11/2007] Consumo

Dalla Toscana la proposta di indicare sull´etichetta dei prodotti quanta C02 è servita per realizzarli

FIRENZE. In Inghilterra lo ha fatto una multinazionale di patatine (Tesco), in Italia lo propone invece al governo la Regione Toscana. Cosa? Indicare sull’etichetta dei prodotti alimentari la quantità di emissioni di anidride carbonica necessarie per realizzarli. L’iniziativa è stata presentata oggi dall’assessore all’agricoltura Susanna Cenni (Nella foto) nell’ambito dei lavori della Commissione internazionale sul futuro dell’alimentazione in corso a Firenze.

L’obiettivo della proposta è quello di permettere così al consumatore di sapere se e come un prodotto incide sui delicati equilibri ambientali e climatici del pianeta. La proposta, come detto, è stata lanciata dall’assessore regionale che ora la presenterà al governo nazionale. «Scriverò al ministro De Castro perché l’Italia si attivi al più presto in questa direzione. Attualmente i sistemi di certificazione possono indicare al massimo le caratteristiche di qualità, sostenibilità, provenienza del prodotto: far sapere al cittadino se ciò che consuma ha un effetto positivo o negativo sul clima del mondo in cui vive è un ulteriore e sempre più importante elemento di trasparenza che, tra l’altro, ci permetterà di premiare i sistemi di produzione più virtuosi».

La Toscana, ha poi spiegato l’assessore, si sta già muovendo in questa direzione: nell’ambito delle misure di miglioramento ambientale del nuovo piano di sviluppo rurale verrà data priorità a quei progetti che limitano al massimo gli spostamenti delle materie prime dal luogo di produzione a quello di trasformazione: «è il concetto di accorciamento delle filiere, su cui stiamo lavorando a fondo per creare un rapporto sempre più diretto con le produzioni locali e per diminuire i costi ambientali legati ai trasporti».

Iniziative come queste, ha proseguito l’assessore, si inseriscono perfettamente nel tessuto di azioni per favorire la sostenibilità ambientale evidenziate dai nove punti del Manifesto sul cambiamento climatico elaborato dalla commissione internazionale in questi giorni: «In Toscana sulle tematiche evidenziate dal manifesto stiamo lavorando già da tempo, e su gran parte dei punti abbiamo già compiuto molte realizzazioni».

«Il manifesto promuove un’agricoltura ecologica e sostenibile e noi la abbiamo al centro delle nostre politiche, sia sostenendo produzioni di qualità (pensiamo alle 41 denominazioni di origine esistenti solo per il vino), sia incentivando l’agricoltura biologica e integrata. Si afferma inoltre che la biodiversità riduce la vulnerabilità al cambiamento climatico, e noi da tempo abbiamo una normativa sulla tutela delle risorse genetiche animali e vegetali, e attivato aiuti specifici agli agricoltori che coltivano op allevano razze a rischio di erosione genetica».

«Vengono ancora paventati i rischi di un’agricoltura monoculturale e basata sugli Ogm e noi siamo stati la prima regione italiana a vietare gli Ogm nel proprio territorio e abbiamo promosso una rete di 42 regioni europee Ogm-free. Ancora sulle cosiddette agrienergie la Regione si è mossa nel solco di quanto indicato nel manifesto sostenendo soprattutto sistemi localizzati di produzione di energia da biomasse legnose, che utilizzano quindi i residui dei tagli selvicolturali. Infine sulla questione dell’acqua in Toscana oltre a ad avere realtà produttive che non prevedono un consumo intensivo abbiamo da tempo in atto anche un piano dei numerosissimi laghetti montani, vasche di raccolta e bacini di accumulo per permettere il loro utilizzo da parte delle aziende».

Durante il Convegno è stato anche presentato un Manifesto sui sistemi alimentari e sui cambiamenti climatici che è stato redatto a Firenze della Commissione internazionale sul futuro dell’alimentazione e dell’agricoltura. Nove i punti del manifesto illustrato dalla presidente della Commissione Vandana Shiva e dall’assessore regionale all’agricoltura Susanna Cenni.

L’agricoltura delle multinazionali, delle grandi industrie, delle monocolture Ogm – è stato detto - incide negativamente sul clima del nostro pianeta, aggravando la situazione di surriscaldamento e di diminuzione delle risorse idriche. L’effetto contrario, e quindi una mitigazione dei cambiamenti in atto può essere invece prodotto da un’agricoltura sostenibile, rispettosa delle biodiversità, legata al territorio.

Tra i motivi che gli esperti della Commissione, provenienti da tutto il mondo, attribuiscono al sistema agricolo industrializzato ritenendolo corresponsabile della sempre maggiore vulnerabilità del clima, il ‘Manifesto’ ne individua almeno quattro: la presenza di monocolture, l’uniformità genetica (con il largo utilizzo di Ogm), i trasporti a lunga distanza (con il relativo inquinamento) dovuti allo stile di consumo occidentale, l’utilizzo intensivo dell’acqua.

Viceversa un’agricoltura più attenta ai territori, alla biodiversità e alla sostenibilità ambientale può attenuare fortemente l’impatto dei cambiamenti climatici, perché, per esempio, contribuisce a ridurre le emissioni derivanti da carburanti fossili e di gas serra e incrementa l’assorbimento di carbonio da parte delle piante e del suolo. Inoltre la diversità genetica, presente laddove si salvaguarda la biodiversità, permette di per sé maggiori possibilità di resistenza prima e di adattamento poi ai cambiamenti climatici. Questa agricoltura ha effetti positivi sul clima anche perché, destinando gran parte dei suoi prodotti al territorio, riduce i consumi energetici per trasporti (è infatti privilegiato l’utilizzo di prodotti locali), e anche il consumo di acqua (l’agricoltura ecologica e biologica, per esempio, riduce la richiesta di irrigazione intensiva). Il documento illustrato oggi comincerà ora a essere divulgato nel mondo: nella primavera del 2008 sarà organizzata una prima presentazione ufficiale presso il Parlamento europeo.

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