[22/11/2007] Aria

Piano assegnazione quote, Greenpeace, Legambiente e Wwf contro il governo

LIVORNO. Nel maggio scorso la Commissione Europea ha chiesto all’Italia di ridurre il proprio piano di allocazione di 13,2 milioni di tonnellate, ma a mesi di distanza, il Governo non ha ancora presentato un nuovo piano di allocazione per la seconda fase.
A poche settimane dall’inizio della nuova fase dell’emission trading quindi, prevista per il primo gennaio 2008, le associazioni ambientaliste, Greenpeace, Legambiente e WWF, denunciano il pericolo che, sotto le pressioni dei grandi gruppi industriali, il Governo possa cadere in errore una seconda volta, concedendo sconti e incentivi alla produzione di energia elettrica da carbone.

Già a luglio le tre associazioni ambientaliste avevano suggerito alcune soluzioni per recuperare le quote mancanti senza vanificare il principio fondamentale della direttiva: “chi inquina paga” e senza danneggiare gli impianti nuovi entranti. In particolare le associazioni chiedevano di fare ricadere sul carbone, il combustibile maggiormente responsabile dell’effetto serra, i tagli richiesti dalla Commissione attraverso:

1) riduzione di circa 6MT delle quote destinate alla riserva del settore termoelettrico tramite adozione di un coefficiente unico di 358g/kWh e 5000-5500 ore di funzionamento anno per tutti i nuovi entranti indipendentemente dalla tecnologia e combustibile impiegato

2) riduzione di circa 8 MT attraverso una revisione del coefficiente di assegnazione per gli impianti a carbone ed olio combustibile esistenti

3) al fine di alimentare maggiormente la riserva e non costituire una barriera ai nuovi entranti, destinare le attuali 12Mt, riservate all’allocazione a titolo oneroso (di cui 10,3 Mt ai soli impianti a carbone), a tutte le installazioni

Il timore denunciato dagli ambientalisti invece, è che il taglio richiesto dalla Commissione venga raggiunto cancellando le quote della riserva per gli impianti nuovi entranti, quote che verranno acquistate in futuro attraverso risorse pubbliche, scaricandone i costi sulla collettività.

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