[22/11/2007] Acqua

Piani del rischio alluvione, l´Ue detta le regole ai singoli stati

LIVORNO. Dalla Comunità europea arrivano le nuove regole per la gestione delle criticità derivate dalle alluvioni: con una direttiva dello scorso ottobre l’Unione europea individua infatti le misure per ridurre e prevenire le conseguenze negative del fenomeno per la salute, l’ambiente, il patrimonio culturale e le attività economiche.

Gli Stati membri dunque, dovranno adattarsi alle disposizioni entro il 29 novembre 2009, mentre entro il 22 dicembre 2015 dovranno presentare i primi piani del rischio alluvioni elaborati a livello di distretto idrografico.

Le alluvioni sono fenomeni naturali impossibili da prevenire, ma tuttavia vi sono alcuni fattori “aggravanti”che possono esser governati: alcune attività umane (come la crescita degli insediamenti umani e l’incremento delle attività economiche nelle pianure alluvionali, nonché la riduzione della naturale capacità di ritenzione idrica del suolo a causa dei suoi vari usi) e i cambiamenti climatici.

Questi contribuiscono ad aumentare la probabilità delle alluvioni e ad aggravare gli impatti negativi, ma possono essere controllati e mitigati. Ed è proprio qui che si inserisce l’azione di prevenzione e mitigazione prevista dalla direttiva: secondo l’Ue è possibile e auspicabile ridurre i rischi dell’alluvione attraverso misure specifiche e coordinate a livello di bacino idrografico.

La nuova direttiva infatti va a integrare la direttiva quadro sulle acque che, se pur introduce l’obbligo di predisporre piani di gestione dei bacini per tutti i distretti idrografici (i piani di bacino hanno la finalità di realizzare un buono stato ecologico e chimico delle acque), non prevede fra i suoi obiettivi la riduzione del rischio di alluvioni.

Dunque, i due processi di formazione dovrebbero sfruttare le reciproche potenzialità di sinergie e benefici comuni, tenendo conto degli obiettivi ambientali della direttiva 2000/60/Ce, garantendo l’efficienza e un razionale utilizzo delle risorse in base anche alle caratteristiche dei luoghi.

Del resto nell’ambito della Comunità i territori sono vari, esistono diversi tipi di bacino e le tipologie di alluvioni si distinguono fra loro. Ci sono alluvioni causate dallo straripamento dei fiumi, le piene repentine, le alluvioni urbane e le inondazioni marine delle zone costiere e i danni possono variare da un paese o da una regione all’altra. In alcune zone della Comunità addirittura, si potrebbe anche arrivare a ritenere che i rischi di alluvioni non siano significativi, ad esempio nel caso di aree disabitate o scarsamente popolate oppure in zone che presentano limitati beni economici o un ridotto valore ecologico.

Per questo – afferma la Ue - gli obiettivi della gestione dei rischi di alluvioni devono essere stabiliti dagli stessi Stati membri sulla base delle condizioni locali e regionali e che in ogni distretto idrografico o unità di gestione devono essere valutati i rischi di alluvioni e la necessità di ulteriori azioni.

I singoli Stati devono essere in grado di valutare prima di elaborare una qualsiasi politica di prevenzione e riduzione del rischio. Quindi la direttiva prevede alcuni strumenti come la valutazione preliminare (da elaborare entro il 22 dicembre 20011), le mappe della pericolosità e le mappe del rischio di alluvioni (da elaborare entro il 22 dicembre 2013).

Queste ultime sono due strumenti d’informazione e di una solida base per definire le priorità e adottare ulteriori decisioni di carattere tecnico, finanziario e politico e riportano le potenziali conseguenze negative associate ai vari scenari di alluvione, comprese informazioni sulle potenziali fonti di inquinamento ambientale a seguito di alluvioni. Solo così è possibile – sempre secondo la Comunità- arrivare all’elaborazione di un piano di gestione delle alluvioni adeguato ed efficace.

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