[22/11/2007] Urbanistica

In Africa manca l’acqua, sale il mare e avanza il deserto

LIVORNO. E’ in corso a Niamey, la capitale del Niger, un incontro dei Paesi del Sahel (Burkina Faso, Mali, Niger, Senegal e Ciad) sulla lotta alla desertificazione che è stato convocato per valutare le tendenze dell’evoluzione della degradazione dei suoli, la biodiversità e l’impatto dei cambiamenti climatici sulla diversità biologica e la perdita di terre fertili.

Billa Maina, del ministero dell’ambiente e la lotta contro la desertificazione del Niger, aprendo l’incontro ha sottolineato la necessità per i Paesi del Sahel di disporre di indicatori per il degrado delle terre e per prendere decisioni in merito ai fattori climatici e demografici. «Negli ultimi anni – ha detto Maina – la nostra popolazione sub-regionale ha conosciuto una forte crescita, questo ha degli impatti sulla copertura vegetale dei nostri Paesi. E’ per questo che la presente riunione deve basarsi sull’analisi dei dati disponibili nei nostri Paesi, per poter migliorare le strutture necessarie a quel che riguarda la presa di decisioni per il degrado dei suoli della sub-regione»

I Paesi della fascia del Sahel sono tra i più poveri del mondo e il rappresentante dell’Observatoire du Sahel et du Sahara (Oss) Boubacar Issifou, ha sottolineato che la scelta di Niamey per tenere questa conferenza «è ben fondata, perché il Niger ha messo in atto degli sforzi per quel che riguarda lo sviluppo dell’Oss. La sub-regione saheliana è la più toccata dal fenomeno della siccità e del degrado dei suoli, la più vulnerabile al mondo agli effetti nefasti del cambiamento climatico. Siamo obbligati a prendere coscienza delle implicazioni di questi cambiamenti ed a incoraggiare i ricercatori a cogliere tutte le opportunità per sviluppare misure scientifiche necessarie».

Più a nord, dalle sponde arabe del mediterraneo, viene un altro allarme: «tra i 75 e I 200 milioni di africani potrebbero, entro il 2020, subire le conseguenze del deficit o della rarefazione delle risorse idriche».
Lo ha detto il primo ministro della Tunisia Mohammed Ghannouchi, chiudendo la conferenza sul rafforzamento della solidarietà internazionale per la protezione dell’Africa e del Mediterraneo contro i cambiamenti climatici, citando studi scientifici.

«Il continente africano – ha detto Ghannouchi – è una delle regioni del mondo tra le più esposte alle conseguenze dei cambiamenti climatici. Il rendimento delle colture dipendente dalla piogge potrebbe diminuire del 50 % in un certo numero di Paesi africani nel corso dello stesso periodo, che sarà altamente pregiudizievole per le economie dei Paaesi africani e per le loro opere di sviluppo».

Per il primo ministro tunisino entro la fine del secolo «l’innalzamento prevedibile del livello dei mari e degli oceani avrà ridotto a nulla vaste zone costiere, in particolare le zone umide e le “basse terre”. Il costo dell’adattamento a questo fenomeno ed alle sue conseguenze sugli ecosistemi marini, la pesca costiera e il turismo, rappresentano tra il 5 e il 10% del Pil dei Paesi africani interessati».

Torna all'archivio