[22/11/2007] Acqua

Privatizzazione dell´acqua, moratoria (almeno) per un anno

LIVORNO. Nel maxiemendamento al decreto legge collegato alla finanziaria, approvato ieri sera con voto di fiducia alla Camera, viene confermata la moratoria, inserita al Senato, riguardo alla privatizzazione dei servizi idrici integrati.

Nell’articolo 26 ter, sta scritto infatti che non possono essere disposti nuovi affidamenti per i servizi idrici ai sensi di quanto disposto dalla legge 152/2006 (ovvero a gara) sino a che non saranno adottate le disposizioni riguardo alla revisione della disciplina della gestione delle risorse idriche e dei relativi servizi di gestione e comunque entro e non oltre dodici mesi dall’entrata in vigore del decreto legge.

In pratica vi sarà una moratoria su tutti gli affidamenti in corso e futuri a qualunque società per azioni, almeno per il prossimo anno. Certamente una prima vittoria del movimento che si batte contro la privatizzazione della gestione delle risorse idriche, e che il primo dicembre ha indetto una grande manifestazione nazionale su questo tema.

Una iniziativa per chiedere un veloce iter di approvazione della legge d’iniziativa popolare, su cui sono state raccolte oltre 400mila firme, e per chiedere misure per il risparmio idrico e per una grande opera pubblica di ristrutturazione degli acquedotti e delle reti idriche su scala nazionale.

Proprio sullo stato della gestione esistenti, il rispetto della salvaguardia del patrimonio idrico, l’effettiva garanzia di controllo pubblico sulla misura delle tariffe e sulle politiche di risparmio idrico e l’eliminazione delle dispersioni, lo stesso articolo 26 ter del collegato alla finanziaria, annuncia che entro tre mesi dalla sua entrata in vigore verrà presentato un rapporto alle Camere. Rapporto che su proposta del Ministro dell’ambiente e di quello per gli Affari Regionali, sarà redatto a cura della Presidenza del consiglio dei Ministri.

Che quindi sembrerebbe, nella forma, altra cosa dall’annuale rapporto del Comitato di vigilanza sull’uso delle risorse idriche, creato con la legge 36/94 (legge Galli), poi soppresso dal 152/2006 e infine resuscitato dall’attuale Governo, ma non nella sostanza, dato che i compiti paiono essere nei fatti gli stessi. Il Comitato è infatti un organo indipendente della pubblica amministrazione, che risponde direttamente al Parlamento, cui riferisce annualmente circa lo stato del servizio idrico integrato comprensivo dei servizi di acquedotto, fognatura e depurazione, e che tra i compiti fondamentali che gli sono stati affidati, c’è anche quello di garantire l’osservanza dei principi della legge di riforma dei servizi idrici, con particolare riferimento all’efficienza, efficacia ed economicità del servizio, alla regolare determinazione ed al regolare adeguamento delle tariffe, nonché alla tutela degli interessi degli utenti.

Viene da chiedersi se fosse così indispensabile prevedere un’ulteriore commissione di studio. Il timore è infatti che a fronte di una ridondanza di studi e di rapporti, nonché di commissioni, poco si faccia invece dal lato pratico della manutenzione delle reti, della salvaguardia della risorsa profonda e superficiale, della vera vigilanza sugli usi: per evitare sprechi e usi impropri. Che anche in periodi di rischio siccità (come l’attuale) continuano invece ad essere ugualmente frequenti. Va bene quindi la moratoria sugli affidamenti e va bene l’analisi della situazione, purché sia davvero un tempo utile a prendere misure cogenti nel vero senso della salvaguardia di una risorsa preziosa come l’acqua.

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