[21/11/2007] Comunicati

Staminali o animali? La Lav esulta per le nuove scoperte, ma c’è anche lo zampino di un topo

ROMA. LA Lav esulta per la notizia dei risultati ottenuti dai due diversi studi dell’Università di Kyoto, in Giappone, e dell’Università Usa del Wisconsin-Madison, che hanno «riprogrammato cellule di pelle umana, facendole regredire fino a renderle simili alle cellule staminali embrionali umane» molto richieste nella ricerca perché sono particolarmente plastiche, e che hanno la capacità di trasformarsi in qualsiasi tipo di cellula anche di organi vitali come cuore e fegato.

«La prospettiva di utilizzare tessuti umani adulti per ottenere cellule staminali dal comportamento embrionale è una buona notizia anche per gli animali, che vengono utilizzati e uccisi massicciamente per ottenere cellule dai loro embrioni. Embrioni che, peraltro, vengono prelevati uccidendo le mamme gravide, e che non godono di alcuna protezione secondo la normativa vigente, pertanto vengono utilizzati senza alcuna regolamentazione – dice Roberta Bartocci, responsabile del settore vivisezione Lav - Nonostante questi studi siano ancora agli inizi, la prospettiva futura di poter sempre più utilizzare cellule umane per la ricerca e lo studio delle malattie, e per la sperimentazione di farmaci e terapie, rappresenta un grande passo avanti verso l’abbandono dell’uso di animali in laboratorio, inattendibile dal punto di vista scientifico e etico, ma ancora troppo radicato metodologicamente, e che condanna a morte oltre 12 milioni di animali, nella sola Unione Europea»

I biologi dell´Università del Wisconsin-Madison hanno raggiunto questi risultati introducendo quattro geni nei fibroblasti umani, le cellule costituiscono i tessuti connettivi, rendendo possibile riprogrammare le cellule e dando loro molte delle caratteristiche delle cellule staminali embrionali, inclusa l´espressione dei geni chiave e dei marcatori di membrana cellulare. I ricercatori hanno poi iniettato queste cellule in topi da esperimento (facendo quindi una cosa non proprio gradita alla Lav), ottenendo la crescita di teratomi, al cui interno si sono evidenziate cellule differenziate di tutti e tre i principali tessuti del corpo, un chiaro segnale che la riprogrammazione delle cellule era riuscita. Si apre così la possibilità di un’applicazione in campo clinico, e comunque viene rilanciata la ricerca sulle staminali adulte, un campo nel quale è impegnato anche il noto scienziato giapponese Shinya Yamanaka che sta conducendo ricerche che hanno convinto anche il “padre” della pecora di Dolly, Ian Wilmut ad abbandonare gli studi sulla clonazione per passare allo studio delle staminali adulte.

Anche se la ricerca sugli animali come abbiamo visto c’entra qualcosa, la Lav «auspica uno sforzo delle Istituzioni e del mondo della ricerca affinché si faciliti l’accesso all’utilizzo di tessuti umani, già disponibili perché provenienti da materiale che normalmente verrebbe scartato (ricavato da biopsie, interventi chirurgici, etc.) promuovendo l’istituzione di biobanche per la loro conservazione e distribuzione: oggi infatti, l’uso di molti animali è dovuto proprio alla difficoltà di reperire materiale umano di buona qualità – conclude Bartocci – così migliaia di animali vengono uccisi solo per prelevare loro tessuti”.
Da uno studio effettuato dalla LAV del 2004 sul campione analizzato di centinaia di protocolli sperimentali, emergeva, infatti, che circa il 40% degli animali impiegati poteva essere risparmiato se si fossero potuti utilizzare tessuti umani».

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