[21/11/2007] Energia

Biomasse forestali, avanti ma piano

ROMA. L’energia prodotta da biomassa forestale «può aiutare a ridurre l’emissione di gas serra e contribuire alla diminuzione della povertà - dice la Fao - ma in assenza di una gestione sostenibile delle foreste, un tale impiego può anche avere come effetto la deforestazione ed il degrado del patrimonio forestale». La legna è ancora il più importante biocombustibile per il genere umano, soprattutto nei paesi in via di sviluppo. «Attualmente – spiega la Fao - la metà della produzione annuale di tondame (assortimenti legnosi senza corteccia) è usato a fini energetici».

Durante l’evento speciale su “Foreste ed Energia”, organizzato nell’ambito della Conferenza biennale della Fao, è stato sottolineato che «Oltre due miliardi di persone dipendono dal legno per il loro fabbisogno energetico quotidiano, soprattutto per uso domestico - per cucinare e per il riscaldamento- e per la piccola produzione industriale. Nell’Africa sub-sahariana, legna e carbone vegetale coprono oltre il 70 per cento della domanda nazionale di energia».

Un impatto ambientale forte che sta aumentando con l´alto prezzo del petrolio, che ha portato ad un rinnovato interesse per la bioenergia, «interesse che però potrebbe avere effetti sul patrimonio forestale – spiega allarmata la Fao - dal momento che le foreste occupano superfici che potrebbero essere destinate alla produzione di biocarburante liquido. Non solo, ma le foreste ed i residui forestali potrebbero diventare molto più importanti per la conversione diretta in biocombustibili liquidi. Secondo alcuni esperti, in futuro, il legno rappresenterà la maggiore fonte di biocarburanti, rimpiazzando le coltivazioni e i residui agricoli».

Un incremento del consumo di energia che può essere sia un’opportunità che una minaccia per i poveri che vivono nelle foreste e per habitat essenziali per la sopravvivenza di molte specie e dello stesso genere umano. Un incremento (certo) della produzione di energia a spese delle foreste dalle superfici rimboschite potrebbe far aumentare le pratiche illegali e non sostenibili e l’uso di legna da ardere come combustibili legnosi. E la Fao traccia un quadro allarmato: «Con l’aumento della domanda di energia legnosa, potrebbe diminuire l’offerta di legna per altri usi, con il risultato di un incremento dei prezzi per tutti coloro che la utilizzano. I terreni in precedenza destinati a coltivazioni alimentari potrebbero essere riconvertiti per la produzione di biocombustibili. Questo potrebbe far aumentare i redditi degli agricoltori ma potrebbe anche avere un impatto negativo sulla produzione alimentare locale. Le coltivazioni destinate alla produzione di biocombustibili potrebbero espandersi verso le foreste, generando conflitti per l’uso della terra e incrementando la deforestazione, con implicazioni pesanti per la biodiversità, per il cambiamento climatico e per le risorse idriche».

Secondo Wulf Killmann (Nella foto), direttore della divisione economia e prodotti forestali della Fao, «nonostante gli apparenti benefici dei biocarburanti, occorre cautela quando si concepiscono e si attuano progetti di produzione di biocarburanti liquidi su larga scala. I governi dovrebbero assicurarsi che non vi siano impatti negativi sull’ambiente e sulla società».

La Fao chiede ai Paesi aderenti di sviluppare l’energia d’origine forestale «in linea con i principi di una gestione sostenibile del patrimonio forestale. Le politiche di questo settore dovrebbero essere inquadrate nel contesto delle strategie di riduzione della povertà. Si deve lavorare al trasferimento del know-how e allo sviluppo di capacità nell’uso di sistemi sostenibili, efficienti e sicuri. Dovrebbero evitarsi indebite distorsioni del mercato. Ed infine dovrebbero essere introdotte misure di salvaguardia nella produzione di biocarburanti liquidi, al fine di scongiurare indesiderate conseguenze negative per l’ambiente e per le popolazioni locali».

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