[20/11/2007] Comunicati

L’inquinamento si mangia il 5,8% del Pil cinese

LIVORNO. La Cina corre veloce, ma la sua è una corsa distruttiva, anche economicamente, visto che secondo la insospettabile Banca mondiale l’inquinamento atmosferico costa alla Repubblica popolare intorno al 3,8% del suo prodotto interno lordo per i disastri e le perdite di vite umane che sta causando. Secondo David Dollar, direttore della Banca mondiale per Cina e Mongolia, l’inquinamento complessivo di aria ed acqua arriva addirittura a costare ai cinesi 100 miliardi di dollari, il 5,8% del Pil cinese, più o meno la metà della crescita tanto sbandierata.

Le più colpite sono le grandi città, con un aumento delle malattie respiratorie e cancro che stanno facendo aumentare il tasso delle assenza dal lavoro e dalle scuole. Anche i cinesi si stanno rendendo conto che il particolato atmosferico di meno di 10 microns costituisce una grande minaccia, soprattutto in quelle concentrazioni e per periodi estesissimi. La Banca mondiale e il governo cinese hanno condotto uno studio a Chongqing, una delle regioni più inquinate, e a Shanghai, il centro commerciale del Paese, scoprendo che numerosi cittadini sono disposti a pagare tasse per ridurre i rischi per la salute portati dall’inquinamento.

Dollar propone di «spostare le fabbriche dal centro delle città, rimpiazzare le stufe a carbone con sistemi di riscaldamento a gas, di aumentare gli investimenti statali nei trasporti pubblici e di limitare l’uso di auto private».

Ma la Banca mondiale apprezza gli sforzi della Cina per far fronte ai problemi posti dall’inquinamento e sottolinea che Pechino ha «dato un’importanza prioritaria alla protezione dell’ambiente nel suo undicesimo Piano quinquennale (2006-2010) al fine di creare una società economa in risorse». La Cina ha infatti stabilito un obiettivo di miglioramento della sua efficienza energetica che prevede di diminuire il consumo di energia del 20% per unità di Pil tra il 2006 e il 2010.

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