[19/11/2007] Rifiuti

Raee, United Nations University: bassi tassi di raccolta e di consapevolezza dei consumatori

LIVORNO. Da domani i produttori di grandi e piccoli elettrodomestici (dai frigoriferi agli asciugacapelli), apparecchiature It e per le telecomunicazioni (dai computer ai cellulari), attrezzature per l´illuminazione e altri beni di consumo quali radio, televisori, videoregistratori, impianti hi-fi, hanno 90 giorni di tempo per iscriversi al nuovo "Registro Raee" (Rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche).

Lo stabilisce il Decreto Ministeriale n. 185 del 2007, di attuazione del D. Lgs. 151/2005, che istituisce presso il Ministero dell´ambiente il Registro nazionale dei soggetti obbligati al finanziamento dei sistemi di gestione dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (Raee). Interessante in proposito lo studio effettuato da un consorzio coordinato dalla United Nations University per la Commissione Europea che fotografa lo stato attuale di questi rifiuti: solo il 25% circa degli elettrodomestici di medie dimensioni ed il 40% dei grandi sono raccolti per recupero e riciclaggio in Europa; i piccoli elettrodomestici, eccetto rare eccezioni, hanno invece un tasso di raccolta prossimo allo zero.

«Lo studio – spiega Ruediger Kuehr, manager dello studio, dall´ufficio Unu di Bonn, Germania - suggerisce un possibile tasso di raccolta nel medio-lungo termine di circa il 60% per piccoli elettrodomestici quali lettori Mp3 o asciuga-capelli, così come per apparecchiature di medie dimensioni quali Hi-Fi, microonde e TV e di circa il 75% per grandi elettrodomestici quali frigoriferi o lavatrici. Se implementati, tali tassi di raccolta porterebbero a raggiungere circa 5,3 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici raccolti per il 2011, contro i 2,2 milioni attuali».

In particolare lo studio evidenzia un altro dato piuttosto significativo che dovrebbe essere sempre ben presente quando si parla di che cosa significhi la crescita (a cui tutti aspirano) dei consumi/acquisti di questi prodotti: lo studio prevede che i rifiuti elettronici crescano nell´UE27 con un tasso annuo del 2,5 - 2,7%, dai circa 10,3 milioni di tonnellate generate nel 2005 (circa un quarto del totale mondiale) a 12,3 milioni nel 2020.

La Direttiva Raee (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) stabilisce, come noto, un tasso di raccolta obiettivo di 4 kg ad abitante. In ogni caso lo studio evidenzia grandi differenze negli attuali tassi di raccolta tra i diversi Stati Membri. Tuttavia, mentre può essere facilmente conseguito dai paesi con maggiori disponibilità economiche ed infrastrutture, l´obiettivo di 4 kg per abitante rappresenta un target impegnativo per i nuovi Stati Membri.

Qual è il problema principale? Secondo Steve Ogilvie, di AEA Technology (che ha calcolato l´ammontare di apparecchiature elettroniche che diverranno rifiuto nei prossimi anni) in parte è dovuto alla scarsa consapevolezza dei consumatori.

«Ci sono chiari benefici per l´ambiente nel raccogliere e trattare ogni tipologia di rifiuto elettronico - dice Jaco Huisman, di UNU, l´autore principale dello studio - I molteplici benefici variano tuttavia nel raccogliere e riciclare le diverse tipologie di apparecchiature, dalla riduzione delle emissioni di sostanze tossiche, alla preservazione delle risorse naturali, dalla riduzione dell´utilizzo di energia, alla prevenzione di emissioni responsabili del surriscaldamento globale e del buco nell´ozono. Raccomandiamo quindi target di raccolta differenti in funzione delle diverse tipologie di apparecchiature».

«Per esempio – aggiunge Jaco Huisman, che ha condotto l´analisi ambientale nello studio - , in cima alle priorità dal punto di vista ambientale c´è il controllo dei cloro-fluoro-carburi (CFC) nei vecchi frigoriferi. Aumentando il tasso di raccolta dal 27%, ufficialmente dichiarato nel 2005 nell´UE27, al 75% suggerito entro il 2011 sarebbero non solo ridotti gli agenti chimici responsabili dell´allargamento del buco nell´ozono, ma si preverrebbe anche l´emissione di circa 34 milioni di tonnellate di CO2». Aumentare il tasso di raccolta è anche un elemento chiave per prevenire emissioni di sostanze tossiche. Una stima di 4,3 tonnellate di mercurio è contenuta nei circa 660 milioni di lampade a basso consumo vendute in Europa nel 2006, e ulteriori 2,8 tonnellate sono contenute nei pannelli LCD.

«Il nostro studio – spiega successivamente Federico Magalini, di Unu, responsabile della valutazione economica - evidenzia un onere economico nell´UE27 per le attività di registrazione e reporting di circa 40 milioni di euro all´anno, assumendo una base di 8 ore necessarie per la compilazione di ogni report. I costi di raccolta e riciclaggio sono stimati in crescita dai circa 0,76 miliardi di euro del 2005 fino ai 3 miliardi del 2020, e variano da categoria a categoria. Per i grandi elettrodomestici quali lavatrici o piastre per la cottura, il costo maggiore – conclude - è dato dal trasporto. Per frigoriferi e congelatori il trattamento da origine ai costi maggiori».

Molto interessante, infine, la conclusione sullo studio del rettore della Unu Konrad Osterwalder: «I prodotti elettronici hanno un grande impatto positivo sulle nostre vite. In ogni caso la loro crescente disponibilità e facilità di acquisto li rende allo stesso tempo in crescente problema ambientale, che noi tutti, in prima persona, dobbiamo affrontare. Il vecchio detto - riduci, riusa, ricicla - calza particolarmente bene ai rifiuti elettronici». Insomma, quando si acquista un oggetto tutti dobbiamo ricordarci che il secondo principio della termodinamica per cui nulla si crea, nulla si distrugge tutti si trasforma, degradandosi, è vigente e cogente. Per cui anche una volta raccolti in modo differenziato spinto, la gestione dei rifiuti non è affatto finita…

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