[19/11/2007] Comunicati

Buiatti: Inscindibile il lato economico da quello sociale e ambientale

LIVORNO. «Sono molto soddisfatto perché tra tutti gli interventi che si sono succeduti in questi due giorni è emersa una visione unitaria su un punto fondamentale: l’inscindibilità del lato economico da quello sociale e da quello ambientale». Marcello Buiatti (Nella foto), presidente della Fondazione Toscana Sostenibile che ha organizzato i primi Stati generali della sostenibilità in Toscana, legge così la due-giorni che si è svolta la scorsa settimana a Firenze, e che costituisce il primo di una serie di appuntamenti annuali che misureranno volta per volta le azioni interprese dalla Toscana per adattarsi agli effetti dei cambiamenti climatici e a contribuire a mitigarne gli impatti.

«In molte delle relazioni – continua Buiatti – è anche emersa la necessità di ragionare non solo in termini di Pil, ma di benessere. Esistono diversi indici di felicità che dimostrano che il benessere e pil crescono insieme soltanto per le fasce bassissime di reddito della popolazione mondiale, quella sotto i 5mila dollari annui. Nelle altre fasce all’aumento del reddito non corrisponde un aumento della felicità, che invece diminuisce. Questo significa pensare a un nuovo concetto di sviluppo che non è necessariamente la decrescita, perché è possibile ridurre l’attività produttiva e non ridurre né il guadagno né la felicità, anche perché come dice Wolfang Sachs il flusso monetario internazionale è coperto da merci solo per il 12%».

Per Marcello Buiatti va segnalato quanto accaduto in particolare nel secondo giorno degli Stati generali della sostenibilità, «quando i rappresentanti di interesse hanno fatto sentire la loro voce, segnando una svolta importante rispetto al normale svolgimento dei tavoli di concertazione: di solito viene loro presentato un piano integrato e chiesto un giudizio – spiega il presidente della Fondazione Toscana Sostenibile - Questa volta invece tutti, in primis Confindustria, hanno fatto interventi propositivi annunciando che “Noi per la mitigazione facciamo questo e faremo quest’altro…”. Quindi non una risposta acritica alle strategie del governo regionale, ma un contributo d’insieme che costituisce, anche a giudizio dei molti ospiti internazionali che sono venuti, un caso virtuoso unico in Italia e raro in Europa. Di fatto siamo riusciti a trasformare l’occasione sporadica di un’agenda 21 locale in un modo nuovo di governare l’economia in modo sostenibile. Ora chiaramente servono anche i fatti».

Mentre in Toscana si svolgevano gli Stati della sostenibilità da Valencia arrivava il grido di allarme dell’Ipcc, con la presentazione di una sintesi che costituisce il quadro di insieme sul quale i decisori dei singoli stati possono impostare le loro azioni di governo. A Roma infine si concludeva il World economic council e anche in questo caso la il diktat che è uscito dai lavori del Wec è stato quello di far presto, anche se come soluzione da molti è stato individuato il nucleare.

«Nessuno intervento a Firenze è entrato nel dettaglio dei singoli mezzi da attuare – spiega ancora Marcello Buiatti - anche perché per una regione piccola come la Toscana è più importante l’adattamento che non la mitigazione, ovviamente il nostro contributo va dato in ogni caso, anche se poi influenzerà ben poco a livello globale. Personalmente faccio notare che l’ipotesi nucleare oltre ai problemi irrisolti delle scorie e forse della sicurezza, ha anche un altro handicap che lo rende non conveniente: ovvero i costi e i tempi necessari alla creazione di nuove centrali, non compatibili con l’urgenza di rispondere oggi alla necessità di mitigare gli effetti del global warming».

Infine dagli Stati generali della sostenibilità è emerso anche qualche dato sulla disponibilità reale delle riserve di petrolio, il cui prezzo ha raggiunto livelli record a causa della speculazione per la quale - ha ammesso nei giorni scorsi un rappresentante dell’Opec – l’Opec stessa non può fare nulla.
«La questione petrolio – conclude Buiatti - è stata affrontata a margine degli Stati della sostenibilità che ovviamente erano focalizzati a livello territoriale. Quello che però è stato detto da più esperti è che Opec e grandi multinazionali petrolifere stanno gonfiando i dati sulla disponibilità di petrolio, che invece per alcuni ha già raggiunto il picco. Se invece venisse ufficializzato questo inizio di decrescita della disponibilità di petrolio, tutta l’economia sarebbe costretta e ripensare i propri modelli di sviluppo, investendo su energie rinnovabili ma soprattutto sul risparmio di energia».

Torna all'archivio