[15/11/2007] Acqua

Servizi pubblici locali e sussidiarietà orizzontale

FIRENZE. Da tempo la stampa Toscana si occupa dei servizi pubblici: dimensione e gestione sul territorio (Ato), partecipazione di privati e cittadini, costi e tariffe, qualità dei servizi. Quantità, qualità e costo incidono sulla vita dei cittadini, delle imprese e sui costi della cosa pubblica e, sotto il profilo economico e sociale, sulla redistribuzione di reddito e ricchezza mentre, sotto quello ambientale, su tutela, conservazione e governo delle risorse ambientali (ecosystem services).

Da oltre due anni, in Toscana, si discute una proposta di Legge e, da mesi (l’iter dovrebbe concludersi a breve), una proposta di “Patto per lo sviluppo e la qualificazione dei servizi pubblici locali” tra gli attori sociali e interessi diffusi. Prevale, in esse, una visione economica del rapporto tra gestione del servizio e salvaguardia delle risorse (acqua, energia, territorio -nel caso di trasporti e rifiuti-), a causa anche di politiche nazionali liberiste. Si dà per scontato ciò che non è: il mercato come migliore cura per la qualità e l’efficienza di questi servizi.

Il “pensiero unico liberista” e la forza di imprese oligopolistiche, in questi settori, lasciano pochi margini ai governi locali. Ma “Il mercato non ci salverà” (Giovanni Sartori, 2005), “Sia chiaro: la concorrenza di mercato è uno strumento insostituibile per la determinazione dei costi e dei prezzi…[ma] Il guaio è che il mercato «vede corto», che non ha progettualità. Il che lo rende inidoneo, e controproducente, nel fronteggiare il futuro. […] l’idea di affidare le nostre speranze […] a un’analisi (di mercato) di costi-benefici è davvero peregrina. Perché il mercato non calcola e non sa calcolare il danno ecologico.”

I servizi pubblici locali per loro natura sociale e ambientale sono progetti a lungo termine e vale per essi il principio di Sussidiarietà orizzontale (o sociale), “valore” che riserva al governo pubblico le risorse essenziali, cioè il governo e, in alcuni casi, come l’acqua, anche la gestione. Il settore privato può operare ove il pubblico non ha interesse a farlo; ciò esclude il mercato dalla gestione di risorse ambientali fondamentali per la vita (aria, acqua) e da servizi universalistici (istruzione, sicurezza, salute).

Acqua, mare, aria, la materia dei terreni, non hanno prezzo perché non dipendono da prodotti creati con lavoro, capitale o finanza. La massa idrica esistente non può essere aumentata, si può deviare, regimentare, risparmiare, accumulare (come il vento sotto forma di forza motrice), ma non appartiene alla sfera della produzione e quindi del capitale, perché questa risorsa o forza naturale (maree, vento, cascate, ecc.) è sempre vincolata alla terra. Perciò il plusprofitto, che deriva dalla distribuzione dell’acqua, non dipende dal capitale ed è pura rendita.

Ciò non cambierebbe neanche se la proprietà fosse del capitale. In poche parole un “ecosystem service” non è la fonte del plusprofitto, ma unicamente una sua base naturale che, però, come l’acqua, è alla base prima di tutto della vita.

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