[15/11/2007] Acqua

Siccità, sostenibilità e... neve artificiale

FIRENZE. Agli “Stati generali della sostenibilità” che hanno preso il via oggi a Firenze, uno degli argomenti centrali è stato quello della carenza idrica, filo conduttore del ragionamento sui temi ambientali dall’aprile ad oggi. La siccità in effetti è estesa ormai a molte aree della nostra regione. Il pensiero corre immediatamente ai cambiamenti climatici sicuramente responsabili di questa situazione critica, ma non i soli come più volte abbiamo affermato: piove in modo diverso, tutto insieme, ci ricorda Giampiero Maracchi, ordinario di Climatologia all’università di Firenze e direttore dell´Istituto di Biometeorologia del Cnr, e le “piccole” alluvioni sono molto più frequenti, provocate da forti acquazzoni.

Le falde intanto restano asciutte anche a causa della politica territoriale che è stata sviluppata: colture sbagliate nei posti non adeguati e troppo cemento, eccessiva impermeabilizzazione del territorio e delle aree di pertinenza fluviale. Le strategie di adattamento passano attraverso cambiamenti culturali e attraverso politiche integrate di sostenibilità che mettano al centro la riduzioni dei consumi e che pianificano secondo la disponibilità di risorse: in primis quella idrica. Quello che si deve chiedere alla Regione e agli Enti locali è coerenza nell’applicazione sui territori delle politiche di livello che in Toscana si riescono a sviluppare, almeno a tavolino.

In questo contesto appare quindi stonata la delibera di giunta votata lunedì che stanzia un milione e mezzo di euro per sparare neve artificiale. Le precipitazione nevose sono scarse e quindi si corre in soccorso alle aree ad afflusso turistico invernale: Appennino pistoiese, Amiata, Lunigiana, Garfagnana. Forse sarà solo un caso ma da ieri sono in funzione i cannone all´abetone, rafforzando la neve che in questi giorni cadrà naturalmente.

I finanziamenti agli enti locali delle aree sciistiche arriveranno attraverso il Piano regionale di sviluppo economico, per progetti (favoriti quelli con buona partecipazione finanziaria dei privati) che riguardano l’acquisizione di apparecchi e la costruzione di reti di adduzione idrica e di depositi idrici per produrre neve programmata.

Interventi che non saranno sottoposti a Via (Valutazione di impatto ambientale). Alla faccia della sostenibilità e dell’integrazione delle politiche. Per fare la neve artificiale ci vuole acqua, circa 1000-1200 metri cubi per ettaro di superficie innevata, che deve essere stoccata e si consuma anche energia (non vogliamo qui parlare dell’impatto dell’innevamento perché non ci sono studi univoci in tal senso e sono in corso approfondimenti).

Ma di sostenibilità degli interventi si deve parlare visto che il ricorso a tale tecnica rischia di diventare la norma dato anche i cambiamenti di clima che stiamo vivendo. La montagna ha bisogno di politiche adeguate che favoriscano il presidio dei territori e anche di finanziamenti per lo sviluppo di un turismo che opera nel rispetto delle risorse disponibili e del territorio. Come di attenzione ha bisogno il turismo balneare il cui sviluppo non può passare da nuove edificazioni sulle coste, seconde case in territori dove manca l’acqua e le falde sono invase dal sale.
Purtroppo l’esercizio quotidiano della sostenibilità è ancora lontano dall’affermarsi. Anche da noi.

Torna all'archivio