[14/11/2007] Parchi

Piccole isole nella tempesta, climatica e umana

LIVORNO. L’Alliance of Small Island States (Alleanza dei piccolo Stati insulari – Aosis) si é riunita alle Maldive per lanciare l’ennesimo grido di allarme sulla situazione sempre più critica delle comunità più vulnerabili del pianeta di fronte al cambiamento climatico e per coordinare una posizione comune tra queste minuscole schegge di terra a corallo prima della Conferenza dell’Onu sul cambiamento climatico che si terrà in un’altra isola, Bali, a dicembre.

Infatti, la riunione, che ha per tema “Dimensione umana dei cambiamenti climatici”, analizzerà i modi che hanno i piccoli Stati insulari di collaborare alla preparazione dell’accordo che rimpiazzerà il Protocollo di Kyoto. In un comunicato, il ministro degli affari esteri delle Maldive ha spiegato che la conferenza «affronterà la dimensione umana di questa minaccia che riguarda il pianeta, le popolazioni e la prosperità. I delegate di 23 Paesi insulari esaminano gli effetti del riscaldamento del pianeta sulla vita delle popolazioni, sui loro diritti di base e le loro libertà individuali.

Durante la cerimonia d’apertura nella capitale Malé, il presidente delle Maldives Maumoon Abdul Gayoom ha detto che la protezione dell’ambiente fa parte dei diritti di base di ogni individuo ed ha chiesto un trattato internazionale per garantire questo diritto.

Al termine della conferenza di Malé i Paesi Aosis adotteranno una “Dichiarazione sulla dimensione umana dei cambiamenti climatici”, un documento che sarà accompagnato da una risoluzione che renderà la dichiarazione esecutiva che definirà la posizione dei piccoli Stati insulari nella Conferenza di Bali che si terrà dal 3 al 14 dicembre.

All’ Aosis aderiscono 43 Stati ed osservatori che rappresentano piccolo e piccolissime nazioni di Africa, Caraibi, Oceano Indiano, Mediterraneo, Pacifico e Mar Cinese meridionale, 36 dei quali sono membri dell’Onu e rappresentano il 28% dei Paesi in via di sviluppo ed il 20% dei Paesi aderenti alle Nazioni Unite, ma solo il 5% della popolazione mondiale. Quasi sempre si tratta di paradisi turistici e ambientali notissimi, ma con un peso politico trascurabile.

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