[13/11/2007] Comunicati

Grenpeace: «Navi ´morte´ hanno causato la tragedia ambientale del Mar Nero»

ROMA. Greenpeace asserisce di aver evitato una nuova tragedia ed un ulteriore disastro ambientale nel Mar nero una nave, la Volgoneft-123 (della quale aveva parlato ieri Greenreport parlando dei possibili rischi parlando dei rischio di rottura in seguito alla tempesta), la nave sorella della 139 che si è spezzata in due. «Le autorità della dogana, infatti – spiega Greenpeace in un comunicato - per molte ore si sono rifiutate di far entrare questa nave per scaricare le 4000 tonnellate di olio combustibile rifacendosi a procedure amministrative (pratiche di sdoganamento), nonostante la criticità ed i rischi del momento».

Solo la mediazione degli ambientalisti e il successivo intervento delle istituzioni, hanno permesso di sbloccare la situazione». Greenpeace svela anche un clamoroso e preoccupante risvolto del gravissimo inquinamento che sta uccidendo migliaia di uccelli, anche rari come gli svassi maggiori: «la Volgoneft-123, di proprietà della stessa della azienda della Volgoneft-139 affondata, fosse registrata come nave “morta”, che non avrebbe comunque dovuto essere in mare. L’ipotesi più accreditata è che la compagnia russa Vologtanker, che impiegava queste petroliere per trasportare olio combustibile dalla Russia all’Ucraina attraverso lo stretto di Kerch, abbia riattivato l’imbarcazione morta perché l’ordine superava la capacità di trasporto della sola Volgoneft-139».

Quindi i 6 naufragi dei giorni scorsi che hanno causato un disastro ambientale nel Mar Nero e in quello di Azov «Poteva essere evitato grazie alle previsioni meteo fatte dalle autorità preposte diverse ore prima della sciagura. Inoltre, si pensa che la natura stessa delle imbarcazioni, come quella delle due petroliere adibite a navigazione fluviale e non marina, abbia contribuito all’entità del disastro ambientale, che ha portato alla perdita di molte vite umane». Intanto in mare, e poi anche sulle coste, sono finite almeno 2.000 tonnellate di olio combustibile e altrettante tonnellate di zolfo e rottami ferrosi . Un colpo quasi mortale per un’area che ospita delicati e preziosi habitat di lagune salmastre con grandi popolazioni di uccelli anche migratori e dove vivono gli ultimi esemplari di focena dei porti, un piccolo cetaceo costiero estinto nel Mediterraneo.

«Circa 50 Km di costa sono contaminati da olio combustibile – spiega Greenpeace - per ogni chilometro di mare ci sono almeno due chiazze di olio che si stanno muovendo dal sito ucraino dello stretto verso il porto di Kavkaz, e si registra già una notevole moria di uccelli. Ma sembra che il disastro non si fermi qui. Le previsioni del tempo, che hanno indotto le autorità russe a fermare ogni possibile attività di bonifica dell’area, non sono infatti tra le più favorevoli e sembra addirittura che altre decine di imbarcazioni possano essere a rischio».

Intanto dall’Italia parte l’idea di un’operazione di bonifica delle coste tipo quella svolta in Libano in seguito al bombardamento israeliano di una centrale. Ma probabilmente russi ed ucraini non sono molti interessati ad avere tra i piedi gli europei in un’area tanto delicata e piena di tensioni fra Stati (si è riaperto anche il fronte georgiano) e basi militari. Comunque il ministro dell’ambiente Pecoraro Scanio chiede «una task force europea anti-inquinamento e di controllo» coordinata anche con i Paesi non europei di tutto il bacino del Mediterraneo e da «subito la disponibilità dell´Italia al soccorso in Mar Nero». Il ministro ha lanciato un appello al l Commissario Ue all´ambiente Stavros Dimas: «Con questa task-force potevamo intervenire in Mar Nero» e ricorda che il Mediterraneo è «un mare che rappresenta solo lo 0,8% dei mari del pianeta ma che sopporta il 30% di tutto il traffico mondiale».

Pecoraro chiede, come ha già fatto l´Europa, di «mettere al bando le carrette del mare in tutto il mondo. Un incidente così grave equivale a un incendio in una foresta. E’ sempre più importante avere un controllo più rigoroso sul Mediterraneo. La proposta italiana é di avere anche una rete satellitare di controllo e una sorta di capacità di pronto intervento per ridurre immediatamente il rischio dei disastri con idrocarburi in mare. Adesso la vicenda é accaduta in Mar Nero ma, purtroppo aumenta il traffico di petrolio e la situazione di maggiore difficoltà a causa del cambiamento climatico determina il fatto che dobbiamo avere un´attenzione ancora più forte. ´Il grande impegno che l´Italia ha messo in questo ultimo anno - ha detto ancora il Ministro - e´ stato quello di riprendere una forte azione sul Mediterraneo e di rivitalizzare tutte le iniziative che ci sono, dal piano delle Nazioni Unite, Unep-Map, alla Convenzione di Barcellona». Per le emergenze determinate da incidenti in mare l’Italia ha già sottoscritto accordi con Croazia e Slovenia in Adriatico e con Francia e Principato di Monaco per il Tirreno.

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