[17/03/2006] Acqua

Nuovi invasi per l´Arno, Legambiente perplessa

FIRENZE. La portata delle acque dell’Arno è diminuita di un terzo in venti anni secondo gli studi condotti dall’Autorità di Bacino. La principale causa è dovuta ai mutamenti climatici degli ultimi decenni. Le soluzioni? Oltre alla riduzione o razionalizzazione dei prelievi per annaffiare le coltivazioni, (400 milioni di metri cubi di attingimenti all’anno divisi a metà tra falda e superficie- dati Autorità di Bacino) e all’indirizzo della produzione verso scelte agronomiche meno idroesigenti, la soluzione sembra affidata a 5 piccoli (massimo 7 milioni di metri cubi ndr) nuovi invasi  ad uso plurimo., sui quali però Autorità di Bacinio e Legambiente la vedono in modo un po´ diverso.

«Gli invasi saranno posti in zone collinari, più a monte sono e meglio si gestiscono, potranno sostenere magre e piene del fiume, oltre a produrre anche energia con piccole centrali elettriche» spiega Giovanni Menduni, segretario generale dell´Autorità di Bacino. Sorgeranno «nell´area collinare del Casentino, non necessariamente lungo l´asta principale dell´Arno. Stesso discorso per gli altri corsi d’acqua della regione. «In crisi per bilancio idrico abbiamo la Chiana, l´Ombrone pistoiese, la Greve, il Bisenzio ma dobbiamo ricordare che per questi corsi d´acqua i prelievi per annaffiare sono più forti per la presenza di vivai e per l´agricoltura».

«Condividiamo l’analisi del prof. Menduni - afferma Federico Gasperini responsabile acque  di Legambiente Toscana - l’Arno, è ormai noto proprio grazie agli studi dell’Autorità di Bacino, è un indicatore locale del mutamento climatico globale. Per quanto attiene le soluzioni proposte noi non abbiamo preconcetti. Quando la soluzione infrastrutturale è prospettata a valle di una pianificazione effettuata in base alla domanda, di un’analisi costi-benefici, di una valutazione bacino per bacino delle capacità attuali di accumulo della risorsa idrica valorizzando innanzi tutto i bacini esistenti, di una corretta localizzazione, anche qualche nuovo invaso di dimensioni modeste può essere pensato».

«Siamo invece contrari - aggiunge Gasperini - agli invasi da realizzare “senza se e senza ma” dato che seppur piccoli, hanno sempre un impatto sugli ecosistemi fluviali in cui sono realizzati».«Ma il punto è un’altro- continua Gasperini- a noi pare che attualmente in linea generale non ci siano le condizioni base che stanno a monte: la conoscenza e una strategia di conservazione della risorsa che metta al primo posto la riduzione dei consumi e consideri tutte le possibilità di riutilizzo».

In effetti secondo Legambiente non esistono ancora dati generali attendibili rispetto ai reali consumi sul territorio regionale, in particolare per i settori agricolo ed industriale; «Devono essere intensificati i controlli - prosegue Gasperini -  in modo da scoraggiare l’abusivismo e penalizzare gli sprechi; inoltre con l’introduzione di contatori per ogni presa di adduzione è possibile avere la certezza della quantità di acqua prelevata. Questi provvedimenti, sempre necessari, diventano indispensabili con un sistema di prelievo autonomo privato (come è sostanzialmente quello toscano), che dispone di acqua senza una programmazione fatta da turni e avvicendamenti, cioè senza le limitazioni e programmazioni dell’uso della risorsa che invece molti consorzi irrigui attuano. Deve essere incrementata l’efficienza irrigua con diminuzione delle perdite nella rete di trasporto aziendale e applicata un’equa politica contributiva con tariffa a costo crescente dei consumi, che disincentivi gli abusi e congrua al reale valore della risorsa. Compiuti questi passi probabilmente sarà necessario anche qualche invaso in meno».

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