[13/11/2007] Acqua

Siccità: se negli Usa si torna alla danza della pioggia...

LIVORNO. Dove la politica non arriva ci si affiderà al buon Dio. Sarà stata questa riflessione a convincere Sonny Perdue, governatore repubblicano dello stato di Georgia a prendere questa decisione. Influenzato magari anche dalle origini, dal momento che è figlio di un pastore battista e fortemente sostenuto dalla destra evangelica. Sta di fatto che questa mattina alle 11.45 (ora locale) di fronte al Campidoglio dello Stato della Georgia ad Atlanta, fedeli e pastori di tutte le religioni e confessioni, si riuniranno in una preghiera collettiva, ognuno rivolto al proprio Dio, per fa scendere dal cielo la pioggia. E chissà che il miracolo non si avveri. Dopo sedici mesi di siccità, il pericolo che i rubinetti di una delle più grandi città degli Usa rimangano all’asciutto è dietro l’angolo.

«Alla base di tutti i nostri problemi c’è la mancanza di pioggia e non c’è nulla che il governo possa fare, la richiesta non può esser fatta a Washington ma va indirizzata a qualcuno che sta più in alto». Ha detto il governatore della Georgia. Da cui la preghiera. Una notizia che fa un po’ sorridere, ma che mette in evidenza invece una situazione che sta diventando sempre più tragica proprio nell’area del mondo dove non si vuol cedere all’evidenza che i cambiamenti climatici non sono qualche cosa di astratto e di lontano.

Dove si continua a credere che la politica non abbia alcuna possibilità di intervenire per frenare fenomeni che dall’uragano Cathrina in poi, passando per gli incendi che hanno flagellato il mese scorso la California e che adesso minacciano di mettere in ginocchio lo stato della Georgia e in primo luogo la città di Atlanta, sede del quartier generale della Coca-cola, mettono a nudo una realtà che è sempre più attuale. California, Arizona, Alabama, Georgia e Tennessee: incendi, siccità, fiumi a secco, sono ormai un fenomeno che interessa tutto il sud degli Stati uniti, da est a ovest. Il Government accountability office ha annunciato che almeno 36 stati si troveranno ad affrontare «catastrofiche mancanze d´acqua nei prossimi cinque anni». E per gli Usa, abituati a consumare di media 573 litri di acqua al giorno per abitante, ad utilizzarne 2300 litri per produrre un hamburger e a sprecarne ben 26 miliardi di litri per il green dei campi da golf e i giardini di casa, è forse meglio affidarsi alla divina clemenza che non mettere in discussione uno stile di vita ormai assodato.

Non bastano evidentemente gli studi che non solo a livello internazionale prefigurano scenari sempre più critici se non si interviene sul lato energetico per frenare i fenomeni in atto, ma che si moltiplicano da tempo anche tra gli scienziati e le accademie statunitensi. Richard Seager, professore della Columbia University ha pubblicato uno studio sull’area californiana la scorsa primavera, in cui afferma che: «Non si può più parlare di siccità, perché stiamo andando oltre, siamo ad un cambiamento climatico». Lake Mead, il bacino d’acqua creato dal Colorado, al confine tra Arizona e Nevada, dove il fiume arriva dopo aver attraversato il Grand Canyon, e che alimenta le riserve potabili di Las Vegas è vuoto per metà.

Nelle stesse condizioni è Lake Powell in Utah. Un rapporto della National Academies sul bacino del Colorado ha sottolineato che la somma di più fattori, ovvero la diminuzione delle riserve e degli approvvigionamenti, l’aumento della domanda dovuta al boom demografico delle città del sud-ovest americano, le temperature crescenti e la prospettiva di ripetute e cicliche siccità «aumenteranno le possibilità di conflitto» tra tutti i soggetti che vivono grazie al fiume. Che quest’estate ha avuto una catastrofica riduzione della sua portata ed è sceso al suo livello più basso; situazione che, assieme allo sfruttamento intensivo per l’irrigazione e per l’industria, ha determinato un arretramento della foce naturale di 50 chilometri. Ben trenta milioni di persone dipendono dalle sue acque ed è ormai guerra di responsabilità per questa situazione tra gli Stati che attraversa, gli agricoltori e gli industriali e le riserve indiane. Quello che sta accedendo anche tra Georgia, Alabama e Florida per l’utilizzo dei bacini d’acqua potabile residui.
Non sarà allora che i prossimi conflitti per l’oro blu anziché per l’oro nero, gli Stati Uniti d’America si troveranno a doverli combattere in casa propria?

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