[16/03/2006] Urbanistica

La Cia fa il punto sull´agricoltura toscana

FIRENZE. Produzioni di qualità, sviluppo dell’agricoltura biologica, certificazioni, difesa della biodiversità, battaglia agli ogm attraverso la mappatura delle coltivazioni toscane, tutela dei territori, accompagnate da sostenibilità, innovazione e collaborazione tra istituzioni e associazioni di categoria. Questi le principali “linee guida” per l’agricoltura delineate dal presidente Martini e dall’assessore Cenni all’assemblea regionale della Confederazione italiana agricoltori.

In un quadro nazionale in cui è definita una politica agricola forte, il Piano di sviluppo rurale e il prossimo Piano regionale di sviluppo sono gli strumenti adatti per raggiungere gli obiettivi tenendo insieme la dimensione territoriale e rispondendo alle sfide del mercato globale.

Abbiamo chiesto a Marco Failoni, dirigente della Cia Toscana, se sono condivisi analisi ed obiettivi delineati da presidente e assessore regionale. «Martini sostanzialmente ha riconfermato quanto già contenuto nel precedente Prs, il settore rurale, al di là del PIL, ha una valenza molto più ampia. Le imprese agricole - spiega Failoni - oltre che produrre possono anche fornire servizi; nella logica della multifunzionalità, delle politiche integrate, temi come la manutenzione del territorio, la produzione di energia da fonti rinnovabili devono interagire con la politica delle aree rurali e tutta la pianificazione a livello regionale ne deve tener conto.
Per una maggior produzione - conclude Failoni- devono essere riorganizzate filiere corte con predisposizione dei produttori per un mercato locale».

Sul tema interviene anche Beppe Croce responsabile Ruralità di Legambiente Toscana: «Le difficoltà del comparto in Toscana da un lato riflettono fenomeni di evoluzione del mercato globale, dall´altro sono strettamente collegate alla politica agricola europea e italiana che ha messo in crisi probabilmente irreversibile i fondamenti del modello agricolo postbellico. La stesura dei piani di sviluppo regionali - afferma Croce - a partire dal piano di sviluppo rurale 2007-2013, sono dunque un’occasione straordinaria per delineare risposte adeguate».

Tra le varie proposte avanzate da Legambiente, Beppe Croce ne ha volute ricordare due: «Intanto l’importanza delle filiere corte e dei piccoli produttori, dal campo alla tavola. La tutela dei prodotti tradizionali e del corredo di biodiversità, ricchezza del paesaggio, presidio degli ecosistemi rurali che queste produzioni portano in dono all’intera società toscana, presuppone di difendere il reddito dei piccoli contadini, riconoscendo il loro ruolo centrale nella cultura, nella coesione sociale e nel paesaggio rurale della Toscana»

Il secondo punto è l´innovazione: «che vuol dire innanzitutto - continua Croce - rete tra i piccoli produttori. La qualità di per sé non premia le produzioni virtuose se non è qualità dell’intera filiera. La piccola produzione per noi è un valore fondamentale, ma non può significare frammentazione e incapacità di fare scelte assieme (ad esempio negli acquisti di macchinari o di impianti di trasformazione)».

Innovazione, conclude Croce «è anche rappresentata dall’agricoltura non food che rappresenta una sfida alla petrolchimica. Questo comparto, che richiede programmi integrati di ricerca, oggi è in grado non soltanto di offrire alternative di reddito alle colture alimentari in crisi o un contributo efficace al recupero di fertilità dei suoli e alla riduzione delle emissioni di gas-serra. Da questo comparto sta nascendo una sfida ad ampio raggio al predominio della petrolchimica e delle risorse non rinnovabili, dentro e fuori il mondo dell’agricoltura. Dalle agrienergie ai biolubrificanti, dai colori naturali ai solventi, alle plastiche biodegradabili, all’ingresso (o reingresso) delle fibre vegetali nel mondo dell’auto, dell’edilizia e dei nuovi materiali compositi, l’agricoltura non food è in grado di trasformare il comparto primario da settore arretrato, puro consumatore delle innovazioni della petrolchimica, in un motore di innovazione per interi comparti della stessa industria manifatturiera in crisi».

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