[15/03/2006] Rifiuti

Greenpeace e Legambiente contro Matteoli sulla legge delega

ROMA - Greenpeace critica la legge delega ambientale, che contempla un termovalorizzatore a "tecnologia complessa" per ogni Ato: «Con la legge delega si va contro i principi che devono orientare la gestione dei rifiuti secondo la normativa europea. La prevenzione, la riduzione a monte dei rifiuti e la raccolta differenziata vengono infatti disincentivate» dichiara Vittoria Polidori, responsabile campagna Inquinamento di Greenpeace.

«Addirittura lŽobiettivo previsto dal Decreto Ronchi del 35% di raccolta differenziata - continua Polidori - è stato spostato dal 2003 al 2006. EŽ inutile che ci lamentiamo della raccolta differenziata che non decolla se poi laddove funziona la sostituiamo con la post selezione pressochè per tutte le frazioni (salvo vetro e umido) per avviare il tutto alla combustione».

Greenpeace commenta duramente anche le dichiarazioni del ministro dellŽAmbiente, Altero Matteoli, evidenziando la pericolosità degli inceneritori, anche di quelli di nuova generazione, ed a sostegno delle sue tesi riporta una dichiarazione di Lorenzo Tomatis lŽex direttore esecutivo dello IARC (Associazione internazionale per la ricerca sul cancro): «Dopo lŽabolizione del piombo tetraetile dalla benzina - una fra le fonti principali di emissione di piombo nellŽatmosfera è la combustione di residui solidi. Il piombo è stato valutato dallo IARC come probabile cancerogeno umano e incluso quindi nel gruppo 2A della sua classificazione dei cancerogeni. LŽesposizione a questo metallo pesante è stata associata ad un aumento di frequenza di tumori dello stomaco, del rene e dellŽencefalo.
Il piombo causa lesioni del sistema nervoso centrale e a basse concentrazioni può deprimere lo sviluppo mentale e causare serie deficienze nellŽapprendimento. Può traversare la barriera placentare e alterare lo sviluppo del sistema nervoso di bambini».

Non è del tutto dŽaccordo Stefano Ciafani esperto di rifiuti della segreteria nazionale di Legambiente: «La battaglia contro gli "inceneritoristi" va fatta non con lŽallarmismo(ieri le diossine, ma ci si dimentica che una fonte ugualmente importante sono le industrie siderurgiche su cui nessuno dice mai nulla, oggi il piombo, domani chissà...) ma minando la solidità economica e i grandi profitti che i termovalorizzatori rubano alle rinnovabili».

Ciafani ricorda quindi una recente iniziativa su internet, contro gli incentivi pubblici allŽincenerimento che invece dovrebbero essere destinati alle vere rinnovabili.

«oltre agli inceneritori poi - prosegue lŽesponente di Legambiente - hanno diritto ai Certificati verdi, indipendentemente dal combustibile usato (compresi carbone e petrolio), anche le centrali ibride che praticano la co-combustione di biomasse e/o rifiuti (anche sotto forma di Cdr), gli impianti che utilizzano lŽidrogeno prodotto da fonti fossili, gli impianti a cogenerazione abbinati al teleriscaldamento, etc. Sono invece esclusi dal beneficio dei Certificati verdi i piccoli micro-cogeneratori per condomini, alberghi, ospedali, centri commerciali, etc. fondamentali nella prospettiva della generazione diffusa. Sono quindi svantaggiate proprio quelle tecnologie fondate sulle fonti rinnovabili vere, come ad esempio il solare, che avrebbero maggiore bisogno di incentivo».

La petizione di Legambiente chiede al Commissario europeo per lŽenergia «di praticare tutte le iniziative a disposizione della Commissione, compresa la procedura di infrazione, nei confronti dellŽItalia per aver esteso i benefici economici previsti dalla normativa europea per le fonti rinnovabili anche allŽincenerimento dei rifiuti non biodegradabili» e ai ministri delle attività produttive e dellŽambiente «di adoperarsi per sostituire lŽattuale sistema di incentivazione per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili e assimilate fondato sui Certificati verdi con un meccanismo trasparente di sostegno economico riservato solo ed esclusivamente alle fonti pulite, ispirato al modello del cosiddetto "conto energia" tedesco».

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