[15/03/2006] Rifiuti

La Toscana dopo l´operazione "Mare chiaro"

FIRENZE – «Il traffico illecito di rifiuti è una vera piaga per il Paese e un freno allo sviluppo di un’imprenditoria sana. E’ fondamentale l’opera di controllo del territorio e contrasto al traffico illegale di rifiuti che stanno portando avanti le forze dell’ordine».

Roberto Della Seta, presidente nazionale Legambiente, commenta così i risultati dell’operazione "Mare chiaro" che ha portato all’arresto di 16 persone e alla denuncia di altre 62.
In Italia sono 52 le inchieste sullo smaltimento illegale dei rifiuti, 1.113 le persone denunciate e 343 quelle arrestate, 314 le aziende coinvolte e 19 le regioni interessate.

«Sono numeri – dice Della Seta – che testimoniano l’entità raggiunta dal fenomeno del traffico illecito di rifiuti nel nostro Paese. A fronte dei quali non c’è ancora abbastanza attenzione da parte degli enti amministrativi preposti ai controlli. Legambiente, ad esempio, aveva già denunciato in passato le sospette attività della Ciaf Ambiente agli organismi preposti ai controlli, ma tali segnalazioni non hanno avuto seguito. La lotta all’ecomafia invece ha bisogno della collaborazione di tutti i cittadini».

Ma quale è la situazione in Toscana per gli impianti? Per Legambiente 8 province toscane su dieci sono fuori legge in materia di rifiuti speciali. «La parte sui rifiuti industriali, tossici e nocivi è carente per quanto riguarda l’impiantistica – dice Piero Baronti presidente del cigno verde toscano - Non esistono in Toscana né discariche né impianti di smaltimento definitivo dei rifiuti pericolosi, come neppure esistono discariche autorizzate ad accogliere l’amianto».

«Dei 6,7 milioni di rifiuti speciali che produciamo in Toscana ogni anno – continua Baronti - solo 4 milioni sappiamo che vengono smaltiti nella nostra regione, mentre di 2 milioni e 700 mila se ne perdono le tracce».

Eppure la nostra Regione è l’unica ad aver fatto un Piano per i rifiuti pericolosi e per quelli speciali. Attraverso i ritardi sulle pianificazioni delle singole Province ed in assenza di un’impiantistica adeguata, l’illegalità può prosperare.

«In Toscana, a partire dal 1998, il tema del governo dei rifiuti non è più affare della Regione, e su questo abbiamo un triste primato in quanto in quasi tutte le altre regioni d’Italia (se non altro in quelle più virtuose) la gestione dei rifiuti è rimasta di esclusiva competenza regionale – dice il presidente di Legambiente – ci siamo sempre opposti alle leggi delega, riconoscendo che la polverizzazione delle competenze avrebbe costituito un principio per la paralisi del sistema, vuoi per la debolezza politica ed istituzionale delle Province, vuoi per l’inadeguatezza delle dotazioni (personale e mezzi) dei relativi uffici tecnici, vuoi per la dimensione stessa del problema (es. rifiuti speciali!) che non può essere ricondotto all’interno di confini amministrativi».

Le imprese specializzate nel trasporto di rifiuti di pericolosi comunque proliferano: sono circa 1600 quelle autorizzate. «Dove non si ricorre allo smaltimento fuori frontiera – dice Baronti - si ricorre alla miscelazione o al trattamento di declassificazione per tornare comunque nelle poche discariche esistenti, dove non si ricorre neanche a questo si ricorre all’illegalità».

Ma chi controlla i produttori? «I controlli effettuati – spiega Franco di Martino, della segreteria regionale di Legambiente - si concentrano sull’impiantistica (pubblica e privata) di trattamento e di smaltimento e sono pressoché assenti nelle oltre 350mila imprese che producono rifiuti. La Regione non può lavarsene le mani, deve intervenire e può farlo perché è la stessa Legge regionale a contemplarlo: nella 25/98 all’ articolo 22 comma 5 si prevede infatti il potere di surroga della Regione rispetto alle Province. Non ci resta che constatare che, se le Province non hanno adempito ai loro compiti, non lo ha fatto nemmeno Regione».

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