[18/10/2007] Rifiuti

Il Tar dice no alla messa in sicurezza d´emergenza in caso di contaminazioni pregresse

LIVORNO. “La messa in sicurezza di emergenza non può essere disposta in caso di contaminazioni pregresse, senza alcuna motivazione specifica sulla situazione di emergenza e sull’esigenza di scongiurare il rischio immediato” A dirlo è il Tar della Sardegna nella sentenza del 8 ottobre di questo anno ed il tema è la bonifica dei siti inquinati nell’area industriale di Porto Torres.
A richiedere l’intervento del tribunale amministrativo è stata la società Endesa proprietaria della centrale termoelettrica Fiume Santo compresa del sito da sottoporre a bonifica. L’azienda denunciava, non solo la violazione della normativa del Testo unico ambientale (Dlgs 152/06), ma anche l’ingiusta e ingiustificata imposizione degli oneri per la realizzazione del sistema di confinamento dell’area “Turbogas” lungo l’affaccio del mare.
La vicenda ha inizio il 22 giugno 2004, data in cui la conferenza dei servizi decisoria approva il piano di caratterizzazione dell’area per la futura bonifica. Per le esigenze produttive l’azienda chiedeva al ministero dell’ambiente lo svincolo di un’area di circa 1 ettaro compresa nell’area denominata Turbogas. Ma nel corso della conferenza di servizi decisoria del 30 agosto 2006 la Direzione del ministero dell’ambiente Qualità della vita, comunicò che era emerso un esteso stato di contaminazione della falda, anche in forma di hot spot, di sostanze cancerogene (piombo, manganese e triclorometano). Evidenziando quindi la necessità che l’azienda attivasse la realizzazione di un sistema di confinamento fisico dell’area della centrale al fine di impedire la diffusione in mare della contaminazione rilevata nelle acque di falda.
Secondo la normativa vigente (Dlgs 152/06 che ricordiamo è in corso di revisione, ma è vigente) la messa in sicurezza (Mise) è ogni tipo di intervento immediato o a breve termine messo in atto in condizioni di emergenza ossia in caso di eventi di contaminazione repentini di qualsiasi natura. La loro funzione è quella di contenere la diffusione delle sorgenti primarie di contaminazione, impedirne il contatto con altre matrici presenti nel sito e a rimuoverle, in attesa di eventuali ulteriori interventi di bonifica o di messa in sicurezza operativa o permanente.
Ma nel sito di Porto Torres – come afferma il Tribunale – esistono fenomeni di contaminazione pregresse e non è previsto nella Conferenza decisoria alcun riferimento alla situazione di emergenza repentina che possa giustificare l’intervento richiesto. Al contrario, attesi i superamenti dei parametri delle concentrazioni di solfati e manganese la direzione generale del ministero chiedeva a Edesa l’elaborazione del progetto di bonifica della falda e ciò dimostra che era già in corso un’attività concordata di intervento di bonifica.
A parere del Tribunale dunque, manca una motivazione specifica circa la gravità della situazione denunciata e le condizioni di emergenza che hanno imposto la realizzazione di un sistema di sbarramento fisico. E anche volendo ammettere che la sola rilevazione della contaminazione delle falda ha determinato “da un lato il carattere repentino del fenomeno di inquinamento e, dall’altro, le condizioni di emergenza richieste dalla legge”, il Tar rileva che niente di tutto questo è riportato nel verbale, dove non si parla di interventi di emergenza in relazione al confinamento fisico.
L’intervento proposto quindi non è riconducibile ad una messa in sicurezza, contrasta con la funzione intrinseca del Mise ossia la sola messa in sicurezza del sito in attesa di provvedere alla sua bonifica, sulla base di un progetto articolato e complesso.
Il procedimento di bonifica è soggetto a procedure e tempi che ne assicurano la ponderazione e quindi la qualità, “la Mise è invece un contenimento immediato di situazioni improvvise e quindi è regolata da una procedura di urgenza, come tale limitata, puntuale e non estensibile oltre i suoi limiti naturali.
In realtà l’amministrazione, così operando, impone questa misura di intervento solo per ottenere nel minor tempo possibile il disinquinamento, e ciò al di fuori delle più complesse prescrizioni imposte per legge ai fini di bonifica. Prescrizioni sicuramente più onerose da un punto di vista procedimentale, perché il legislatore si prefigge obiettivi di qualità ambientale e di recupero dell’ambiente dall’inquinamento molto più approfonditi, radicali, complessi e strutturati, di quelli ottenibili con una Mise volta fra l’altro, al solo contenimento della matrice compromessa. La bonifica infatti ha lo scopo di assicurare il reale recupero del tessuto ambientale compromesso, la messa in sicurezza invece, cerca di limitare gli effetti dell’inquinamento allo scopo di impedirne l’ulteriore propagazione, non certamente idonea al recupero dell’area.

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