[15/03/2006] Acqua

L’autodifesa dell’ecosistema fluviale

FIRENZE. All’azione di degradazione della qualità delle acque provocata da inquinamento di tipo urbano, industriale o agricolo, i corpi idrici reagiscono attraverso meccanismi costituiti da processi fisici, chimici o biochimici attraverso i quali si ha riciclo dei materiali e biodegradazione parziale o totale delle sostanze inquinanti. Tra i principali fenomeni autodepurativi la degradazione batterica rimane il più importante processo di demolizione delle sostanze organiche naturali e di alcune inorganiche come i composti dell’azoto e del fosforo. La biodegradazione può avvenire in presenza di ossigeno molecolare (la più efficace), o in ambiente anaerobico.

Al processo di autodepurazione, partecipano anche organismi superiori come i macroinvertebrati. I macroinvertebrati bentonici sono organismi che superano il millimetro di lunghezza e sono visibili a occhio nudo. Sono costituiti da insetti, crostacei, molluschi, oligocheti... che vivono sulla superficie del substrato o all’interno dei sedimenti. Nelle acque correnti, i macroinvertebrati occupano tutti i livelli trofici dei consumatori: i carnivori predatori si nutrono di altri invertebrati, gli erbivori di alghe, muschi, licheni e i detritivori si nutrono di detrito organico di solito di origine vegetale. Il ruolo principale svolto dalla comunità di macroinvertebrati nei corsi d’acqua è quello di decompositori della materia organica più grossolana in strutture fini, meglio disponibili per la decomposizione operata dalla componente batterica.

Le sostanze organiche metabolizzabili sono causa di inquinamento e di alterazione della comunità macrobentonica quando le quantità immesse nei corpi idrici sono superiori al potere autodepurante di questi ultimi. In seguito a queste immissioni si determina una crescita dei batteri decompositori che portano ad un enorme consumo di ossigeno con una conseguente riduzione della concentrazione di ossigeno disciolto disponibile nelle acque. La decomposizione della materia organica diventa inefficiente e si instaurano processi putrefattivi con formazione di metano e ammoniaca. Nella popolazione dei macroinvertebrati si ha dapprima una riduzione di densità e poi la scomparsa delle specie più sensibili alla carenza di ossigeno disciolto, con incremento numerico delle specie che tollerano quantità notevoli di inquinamento organico. Dopo alcuni chilometri dal punto di immissione dello scarico se le sostanze organiche non sono eccessive, la portata è abbondante con conseguente maggior diluizione delle sostanze inquinanti, la turbolenza delle acque è elevata, la riossigenazione torna efficace e gradualmente anche le specie di macrobenthos più esigenti tornano a colonizzare il substrato. Se vi sono invece più scarichi o uno scarico a alto carico inquinante si può arrivare fino alle condizioni di «morte biologica» dell’ecosistema fluviale.

Fiumi e torrenti possono essere ottimi depuratori di sé stessi a condizione che sia garantita una quantità d’acqua sufficiente a sostenere il complesso processo autodepurativo. In questo quadro sono determinanti i bilanci idrologici in modo che possano essere regolate le captazioni idriche a fini irrigui, idroelettrici e potabili, affinché i volumi sottratti non superino il minimo deflusso vitale di ogni singolo corso d’acqua.

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