[18/10/2007] Consumo

Chimica, Pavanello: «Il Reach è un´opportunità, ma serve l´incentivo del Governo»

LIVORNO. L’Europa ha deciso di mettere in piedi un gruppo sulla competitività della chimica europea formato da rappresentanti della Commissione Ue, degli stati membri, dell’industria e dei sindacati. Non è un caso dal momento che, nonostante gli spazi di erosione dovuti alla globalizzazione, la chimica rimane il settore trainante dell’economia europea. Con un fatturato annuo di 455 miliardi di euro (un terzo di quello mondiale escluso il settore farmaceutico), l’Europa si colloca infatti al vertice della classifica dei produttori, e vanta una quota di mercato del 30% e una spesa nella ricerca paragonabile a quella degli Usa.

L’Europa può vantare anche il fatto, sul panorama mondiale, di essere stata promotrice di un nuovo regolamento che stabilisce un quadro unico per la registrazione, la valutazione e l´autorizzazione dei prodotti chimici. Che inverte l’onere della prova, ovvero prevede l´obbligo per le industrie di raccogliere informazioni complete sulle proprietà delle sostanze da esse fabbricate (o importate in quantità non inferiore a una tonnellata l´anno), nonché di dimostrarne la sicurezza di utilizzazione. Procedure che prima erano invece di competenza delle autorità pubbliche. E che tra le tante novità inserisce anche il principio che qualora sia reperibile un prodotto non pericoloso per l’ambiente e la salute (del lavoratore e del consumatore) questo debba avere la preferenza in via autorizzativa rispetto ad altri che sono dichiaratamente pericolosi.

Un principio, inserito ancora in maniera abbastanza timida nella stesura finale del regolamento approvato, ma che induce in maniera netta le industrie del settore a lavorare e a fare ricerca per ottenere prodotti sempre più e maggiormente compatibili. E che potrebbe aiutare il settore europeo a rilanciare la propria immagine e guadagnare in competitività nel mercato globale, orientando la produzione verso la sostenibilità.

Processo non facile e su cui l’industria ha da sempre mostrato una netta reticenza, opponendo anche una forte contrarietà alla definizione del Reach. Reticenza che continua ad essere espressa pure adesso che il regolamento deve cominciare a muovere i primi passi. Su questo si terrà a Roma il 25 ottobre prossimo la 1a conferenza nazionale sull’attuazione del Reach, promossa dal governo e dalla rappresentanza della Commissione europea in Italia, che sarà l’occasione per fare il punto su come ci si sta muovendo nel nostro paese per rendere attuabile nei tempi stabiliti la nuova normativa.

“Il Reach è una complicazione gigantesca” ha dichiarato il presidente di Federchimica Giorgio Squinzi in un intervista rilasciata oggi al sole24ore, anticipando quale sarà l’approccio con cui il settore da lui rappresentato si presenterà alla conferenza. E preannuncia “un ingolfamento ciclopico” per la quantità di richieste che arriveranno all’Agenzia di Helsinki, per la registrazione. Tanto che, dichiara Squinzi, alcune aziende europee rinunceranno a produrre certe sostanze, preferendo importarle da paesi terzi, che non sono soggetti agli stessi controlli.

A parte il fatto che l’obbligo di registrazione è previsto anche per le materie importate, e che quindi il problema si porrebbe lo stesso, il tema è casomai quello dell’autorizzazione delle sostanze pericolose. Su cui appunto il nuovo regolamento intendeva dare uno stimolo alla ricerca di materie e prodotti che fossero meno pericolosi e quindi sostituire, seppure in maniera graduale nel tempo, quelli a maggiore criticità ambientale e sanitaria.

Ma quello che non pare essere colto è proprio l’occasione che il Reach offre in termini di maggiore competitività con i paesi terzi e la tendenza (espressa in questo caso da Federchimica) di giocare al ribasso anziché rilanciare sulla governance mondiale e, facendo perno sulla primogenitura di una regolazione più orientata alla sostenibilità, lavorare perché sia il resto del mercato mondiale ad uniformarsi a queste regole, anziché chiedere di eliminarle per tutti.

«E’ un grande opportunità quella che offre il Reach» ci ha detto Rino Pavanello segretario nazionale di Ambiente e Lavoro.

«Certo può essere visto come un bicchiere pieno per tre quarti, o vuoto per un quarto. Ma è indubbio che stimolerà in maniera forte la ricerca anche per sostituire le sostanze più pericolose. E darà la possibilità, soprattutto in Italia di creare nuova occupazione ad alta professionalità e qualificazione».

Perché dice soprattutto in Italia, perché rispetto all’Europa il settore della chimica non gode di così buona salute?
«In Italia abbiamo perso terreno nella chimica di base, ma nonostante qualche arretramento di posizione, rimane un paese ad alta densità di occupazione in questo settore. E il Reach può essere l’occasione per migliorare e aumentare questa occupazione sia nella produzione, ma anche nel settore del controllo. Dipende anche da quale sarà l’incentivazione da parte del Governo».

La settimana prossima si terrà la prima conferenza governativa su questo nuovo regolamento, ma come sta andando la sua implementazione in Italia?
«Siamo ancora nella fase preliminare, quella della preregistrazione. Comunque sarà quella l’occasione per avere le prime risposte da parte del Governo su quanto vorrà investire sul Reach».

Il presidente di Federchimica dice che in questa fase di preregistrazione arriveranno all’Agenzia di Helsinky un miliardo di richieste e che si preannuncia già un ingolfamento.
«La pre-registazione non è altro che la possibilità di poter far parte di un elenco di aziende che producono o utilizzano un prodotto. Non costa niente per le aziende che devono solo inviare la lista con le sostanze, ma che poi possono tranquillamente decidere in un secondo momento quali registrare e quali no. La stessa Federchimica ha invitato le aziende associate a farlo, perché è un vantaggio. Solo quelle che hanno fatto la pre-registrazione saranno poi informate, le altre che non stanno nell’elenco rimarranno fuori».

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