[21/03/2013] News

Europa, altro che nuova Politica agricola comune: si va giÓ verso una controriforma

La tutela dell'ambiente anche in Europa, controllata dagli Stati Membri, continua prevalentemente ad essere evocata più che praticata. La conferma arriva dal Consiglio europeo del 18 e 19 marzo, dove i ministri dell'Agricoltura dei 27 Stati membri dell'UE hanno concordato la posizione finale sulla riforma della Pac che sarà portata, il prossimo 11 aprile, al tavolo dei negoziati con il Parlamento e la Commissione. E nella "riforma" l'ambiente è marginale.

«Purtroppo non siamo stati ascoltati ed importanti provvedimenti che avrebbero reso la Pac del futuro più verde sono stati cancellati dai ministri dell'Agricoltura della UE.  In questo modo i benefici ambientali della Pac rischiano di essere perfino minori della politica attualmente in vigore», ha sottolineato Maria Grazia Mammuccini (nella foto), portavoce delle 14 Associazioni ambientaliste e dell'agricoltura biologica che avevano rivolto un ultimo appello al Consiglio europeo per una vera riforma della Pac in grado di premiare i sistemi agricoli che tutelano la biodiversità, l'acqua, il suolo. 

Nel merito, le principali decisioni del Consiglio europeo contestate dalle Associazioni ambientaliste e del biologico sono: l'indebolimento del greening, con notevoli esenzioni per molti agricoltori che potranno accedere senza particolari impegni al premio aggiuntivo del 30% dei pagamenti diretti. Le misure ambientali sono state indebolite al punto che il greening non produrrà nessun reale beneficio per l'ambiente; il Consiglio ha cancellato la spesa minima obbligatoria per le misure ambientali nello Sviluppo Rurale, un grave passo indietro rispetto alla Pac attuale, in cui almeno il 25% delle risorse sono obbligatoriamente destinate alla tutela dell'ambiente; il Consiglio sostiene esplicitamente il doppio finanziamento per gli agricoltori che realizzano le stesse attività per l'ambiente.

Praticamente, pagati due volte per fare la stessa cosa, un provvedimento che potrebbe costare fino a 21 miliardi di euro in sette anni; il Consiglio Europeo ha cancellato dai requisiti obbligatori per ricevere i finanziamenti della Pac il rispetto delle norme che recepiscono la Direttiva quadro sulle acque e la direttiva sui pesticidi, presenti nella proposta della Commissione; per il Consiglio europeo il  limite è facoltativo, neanche 300.000 euro fissati dall'europarlamento sono stati valutati sufficienti.

Quindi nessun rafforzamento dello Sviluppo Rurale, nel quale vengono mantenute anche le misure assicurative contro le calamità naturali estranee allo Sviluppo Rurale e che assorbiranno una parte rilevante delle risorse disponibili.

Nonostante questi "risultati" qualcuno è rimasto contento. «Non condividiamo la soddisfazione del ministro Catania per l'accordo raggiunto dal Consiglio europeo, se vogliamo assicurare un futuro agli agricoltori e all'ambiente, i ministri dell'agricoltura devono rendersi conto che la riforma della Pac deve garantire la conservazione della biodiversità, la difesa del suolo, la gestione sostenibile dell'acqua, favorendo quei sistemi agricoli che producono maggiori benefici per l'ambiente, come l'agricoltura biologica. Per questo la decisione del Consiglio europeo di cancellare la spesa minima per l'ambiente nello Sviluppo Rurale, in contrasto con la posizione già assunta dal Parlamento, è inaccettabile», ha concluso Mammuccini.

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