[24/10/2012] News

56 milioni di euro: la multa che la Commissione Ue chiede per l'Italia, inadempiente sulle discariche abusive

Legambiente: «Tassare di pił lo smaltimento in discarica»

L'Italia è deferita dalla Commissione europea alla Corte di giustizia per non avere bonificato le discariche illegali e incontrollate di rifiuti del paese. L'Italia non ha rispettato la sentenza della Corte del 2007 per questo la Commissione richiede la fissazione di ammende. Un'ammenda forfettaria che ammonta a 56 milioni di euro (28089,60 euro per giorno tra le 2 sentenze della Corte) e un'ammenda giornaliera di 256819,20 euro per ogni giorno successivo alla seconda sentenza fino al giorno della regolarizzazione dell'infrazione.

Secondo la Commissione, attualmente 255 discariche - 16 delle quali contenenti rifiuti pericolosi - devono ancora essere bonificate. Nonostante gli impegni assunti dalle autorità italiane nel 2007, solo 31 discariche problematiche saranno bonificate entro la fine del 2012. Un calendario completo per l'ultimazione dei lavori è stato programmato unicamente per 132 discariche su 255.

La Commissione, inoltre, non dispone di informazioni da cui risulti che l'Italia abbia istituito un sistema di controllo adeguato per evitare l'apertura di nuove discariche illegali.

Quando uno Stato membro non ha dato piena esecuzione a una sentenza della Corte di giustizia, la Commissione ha il potere - dopo l'emanazione di due avvertimenti - di deferire lo Stato membro alla Corte una seconda volta e di chiedere che vengano inflitte delle ammende.

E infatti, a seguito della sentenza della Corte del 2007, la Commissione ha inviato all'Italia, nel febbraio 2008, una lettera di costituzione in mora e, nel giugno 2009, un parere motivato, segnalando che la violazione sistematica e generalizzata constatata dalla Corte di giustizia era ancora in corso. Nel giugno 2011 la Commissione ha chiesto all'Italia di presentare un calendario credibile per la regolarizzazione di tutti i siti in questione entro un lasso di tempo ragionevole.

La direttiva che disciplina le discariche di rifiuti ha come scopo quello di prevedere, mediante rigidi requisiti operativi e tecnici per i rifiuti e le discariche, misure, procedure e orientamenti volti a prevenire o a ridurre il più possibile le ripercussioni negative sull'ambiente, in particolare l'inquinamento delle acque superficiali, delle acque freatiche, del suolo e dell'atmosfera, e sull'ambiente globale, compreso l'effetto serra, nonché i rischi per la salute umana risultanti dalle discariche di rifiuti, durante l'intero ciclo di vita della discarica.

Secondo la direttiva le discariche devono rispettare determinate condizioni per poter rimanere in funzione. Quindi se non le rispettano diventano illegali.

Comunque sia nella logica della gerarchia della gestione dei rifiuti il ricorso alla discarica si trova all'ultimo posto. Una corretta gestione dei rifiuti dovrebbe, infatti, passare in primo luogo attraverso la politica di prevenzione della produzione dei rifiuti, in secondo luogo attraverso la preparazione per riutilizzo, in terzo attraverso il riciclaggio, in quarto attraverso il recupero di altro tipo, per esempio il recupero di energia e in ultima istanza attraverso lo smaltimento.

Secondo l'Ue l'abbandono delle discariche può comportare numerosi vantaggi. Innanzi tutto la piena attuazione della normativa europea sui rifiuti consentirebbe di risparmiare 72 miliardi di euro l'anno, di aumentare il fatturato annuo dell'Ue di 42 miliardi di euro nel settore della gestione e del riciclaggio dei rifiuti e di creare oltre 400 000 posti di lavoro entro il 2020.

La maggior parte degli Stati membri sta progressivamente abbandonando la pratica della messa in discarica dei rifiuti e sei sono prossimi all'eliminazione totale. Mentre in Italia la messa in discarica è stimata a 51% nel caso dei rifiuti urbani (rispetto alla media Ue del 38%), e il riciclo dei rifiuti urbani solo a 21% (rispetto alla media Ue del 25%).

Non a caso l'Italia occupa il ventesimo posto su 27 Stati membri nella classifica relativa alla gestione dei rifiuti. Questo è dovuto a una serie di carenze: una politica di prevenzione dei rifiuti scarsa o inesistente, l'assenza di incentivi destinati a evitare la messa in discarica che comporta uno scarso sfruttamento del riciclaggio e riutilizzo dei rifiuti e l'inadeguatezza delle infrastrutture.

La politica sui rifiuti è un elemento importante della strategia della Commissione europea in materia di uso efficiente delle risorse. Se gestiti e trattati in modo adeguato i rifiuti sono una preziosa fonte di materiali che può offrire soluzioni ai limiti delle risorse e creare posti di lavoro. La politica dell'Ue in materia di rifiuti mira a ottenere un uso più sostenibile delle risorse naturali e a realizzare in Europa una transizione verso una crescita efficiente sotto il profilo delle risorse e a basse emissioni di carbonio.

Stefano Ciafani, vice-presidente nazionale di Legambiente, commenta il deferimento dell'Italia alla Corte Ue per la questione delle discariche non a norma affermando come fosse «del tutto prevedibile. Era impossibile che l'Unione Europea optasse per un condono nei confronti del nostro Paese».

«Sono anni - aggiunge Ciafani - che contestiamo l'assenza di una politica nazionale per ridurre lo smaltimento in discarica, che purtroppo rimane ancora oggi nel nostro Paese la principale opzione di gestione dei rifiuti. Abbiamo sempre sostenuto che la fondamentale leva da muovere sia quella economica. Da qui la richiesta di modificare la vecchia legge del '95, che ha istituito l'ecotassa e che ancora oggi arriva a un tetto massimo di soli 25 euro a tonnellata. Solo togliendo quel tetto massimo avremmo potuto tartassare lo smaltimento in discarica. Il Parlamento in questo ultimo scorcio di legislatura approvi subito una legge che modifichi quella del 1995».

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