[22/10/2012] News

Dentro ogni vestito c una lunga storia sociale e ambientale

I vestiti. Una delle cose più normali e comuni della nostra vita, di cui, però, la maggior parte di noi conosce ben poco riguardo a struttura, origine, lavorazione, costi, impatto ambientale. Ognuno dei nostri vestiti, infatti, si porta con sé una storia ricca e complessa fatta di cultura (che comprende gli "ideali del bello"), abitudini, geografia, lavoro, tecniche ed apparati produttivi, relazioni umane e affaristiche. Accogliamo con piacere, allora, il nuovo libro di Marsilio (www.marsilioeditori.it) "Fibre, tessuti e moda" (Nella foto la copertina) che s'incarica di descrivere, con semplicità e linearità, i fondamenti della natura delle fibre tessili, della struttura dei tessuti e il loro impiego nel mondo della moda, raccogliendo il contributo di diversi autori con particolare attenzione anche alle problematiche legate al degrado, al restauro ed alla conservazione. A coordinare e organizzare sistematicamente i vari contributi è Enrico Pedemonte, professore di Chimica Industriale specializzato proprio nel restauro e la conservazione di manufatti lapidei, tessili e cartacei.

Il contenuto del volume esplora così un campo molto vasto che comprende una breve storia della moda e del costume, la descrizione dei principali filati e tessuti, con qualche approfondimento anche dal punto di vista storico, una descrizione dei processi di tintura e delle tecniche di conservazione, e, inoltre, un'analisi delle tecniche che consentono al chimico di analizzare fibre e tessuti, senza, tuttavia, utilizzare una terminologia ostica ai "non addetti ai lavori", tanto che ogni capitolo, anche quelli più "tecnici" (come il secondo in cui si classificano tutte le fibre), risulta accessibile a chiunque voglia avvicinarvisi spinto semplicemente dalla curiosità, dal desiderio di saperne un po' di riguardo a quelli che sono oggetti fondamentali di uso quotidiano.

Molto interessante è il quinto capitolo curato dalla dottoressa Marzia Castaldi Gallo, specializzata in storia dell'arte e del costume, che ripercorre, seppur molto sinteticamente, il passaggio, avvenuto in centinaia di anni, dai velluti al popolarissimo jeans individuando, per ogni epoca, gli "status symbol" dell'abbigliamento. Immediatamente successivo è il capitolo dedicato, invece, ai tessuti cosiddetti "tecnici", elasticizzati, che impiegano filati metallici, che ricorrono a fibre sintetiche come il gore-tex o l'elastane ma di cui si ha testimonianza, a dire il vero, già nell'antichità.

A distinguere una serie di abiti non è però solo il tipo di tessuto, ma anche la colorazione ed è quindi altrettanto interessanti avventurarsi fra le pagine che ci svelano ogni segreto riguardante tinture e coloranti, quest'ultimi, dal primo Novecento in poi, ottenuti sempre più frequentemente in laboratorio: non c'è da spaventarsi di fronte alle formule chimiche che sono inserite, funzionali a rappresentare con precisione il processo con cui il colore si attacca alla fibra.

In termini pratici, si dimostra molto utile uno degli ultimi capitoli che tratta del degrado (chimico, fotochimico, per la presenza di tensioni meccaniche, per l'inquinamento, le condizioni ambientali, ecc.) dei tessuti che, indirettamente, ci fa capire quali accortezze adottare per far durare più a lungo i nostri capi.

Torna all'archivio